Contaminiamoci

Premetto.
Allora, ragazzi, chiariamo due o tre cose.
Io scrivo quello che penso, e cerco di farlo onestamente e sinceramente nei confronti di chi ha la bontà, la pazienza, e spero l’interesse, di leggermi. Non è il mio mestiere e non ne ricavo niente. Lo faccio solo per passione, per confrontarmi con voi e cercare di appartenere a qualcosa. Lo faccio per non sentirsi soli, per differenziarmi da un’ameba.
Se però chiedete fideismo e certezze, ottimismo e fiducia, e posso capirlo, questa non è la pagina giusta.
Ce ne sono già tantissimi, di servi ottusi e sentenzianti che elargiscono presunte verità ed è pure pieno di preti mancati che dal loro pulpito dispensano buonismi e ipocrisie.
Non io.
Io non voglio rasserenarvi, semmai insinuarvi il dubbio. Poi voi fatene quello che volete, non mi interessa.
Rimanete su questa pagina oppure no, ma non ditemi che dovrei essere più positivo, che la vita è bella e le aringhe cinguettano sugli alberi. Lo so già.
Io sono capace di ridere e di piangere, e ogni volta lo faccio col cuore e con la mente, lo faccio come si deve.
Ma non so farlo a comando.
E voglio dire anche un’altra cosa. Pochi come me, pur nella mia pur totale inutilità, si sono schierati così apertamente, da sempre, nei confronti di Giuseppe Conte. L’ho fatto perché ha lo stesso sorriso di una bellissima persona che ho amato e perché mi fido del mio istinto. Questo mi condiziona, lo so e lo accetto, ma non mi impedisce certo di pensare e, se serve, di avere dei dubbi.
 
Proseguo.
Quindi la montagna ha partorito il topolino.
Mi aspettavo almeno una piccola diretta, più un saluto che un manifesto programmatico, al limite anche solo una battuta, visti i fattacci di questi ultimi giorni; una cosa tipo “bentrovati, ci siamo un po’ scazzati ma sono ancora qui e adesso ci riproviamo insieme”.
E invece. Solo un messaggio registrato, tagliato e montato, e fin troppo formale. E anche la gestualità mi è sembrata un po’ forzata, poco naturale. Certo, c’erano parole giuste e messe bene in ordine, non le fiamme di draghi, gli elenchi di salvini, gli sputacchi di renzi, o le urla sguaiate della meloni, e del resto quello delle parole è il suo mestiere, ma i contenuti erano piuttosto vaghi, teorici, e gli obiettivi piuttosto indefiniti, fumosi, tutti da verificare.
Insomma, solo un breve video interlocutorio e di circostanza che non significa niente, prima che a parlare siano i fatti, con il loro linguaggio, l’unico davvero comprensibile.
Io sono fortemente deluso da quello che è successo nel Movimento. La sua entrata in questo terribile governo liberista a trazione confindustriale è stata una pietra tombale sulle mie speranze di cambiamento, un pugno violento alla fiducia che riponevo in quei ragazzi.
Le ho scritte queste cose e non ha senso ripeterle.
Adesso è dura ritornare a crederci, e io non ho nemmeno più tanto tempo.
Ma in tutta la recita di ieri c’è una parola che mi ha colpito: contaminiamoci. Non sembrerebbe nemmeno quella giusta, visti i tempi, ma qui ha un altro senso, del tutto positivo e auspicabile, e forse io gliene attribuisco ancora un altro, ancora diverso.
E allora contaminiamoci. Basta con l’inutile paraculata del ‘ne’ destra ne’ sinistra’ per accontentare tutti e alla fine non accontentare nessuno.
Contaminiamoci, di un programma chiaro e comprensibile, da trasmettere poi a chi sia disposto a farsi contagiare, forze politiche e uomini che siano già in Parlamento oppure non ancora, ne esistono e hanno le idee chiarissime, e senza troppe seghe sofiste.
Contaminiamoci, di ultimi e dei loro bisogni, perché i primi sono a posto già così.
Contaminiamoci, di diritti e giustizia, senza nemmeno un passo indietro, anche a costo di farsi definire giustizialisti, una parola che solo in un paese corrotto come il nostro può essere ritenuta un’offesa. E se serve staccare la spina a questa ignobile e immonda restaurazione, si stacchi.
Contaminiamoci, e andiamo a infettarci dalla parte giusta, dove non c’è più nessuno. Un posto che io chiamo Sinistra, ma io sono un idealista del cazzo. Voi chiamatela come vi pare, ma rispettatene questi contenuti.
Contaminiamoci, di credibilità, di lealtà e coraggio delle scelte, e le persone staranno dalla nostra parte e saremo più forti di questa destra becera e omorazzifascista che se non la fermiamo farà di questo paese una discarica etica e morale.
Contaminiamoci, questa è una bella malattia.
Io ce l’ho sempre avuta, ci sono nato, e non sarà certo lei ad uccidermi.
Lei mi ha tenuto in vita.
Buon lavoro, Presidente Conte.