Buona fortuna

Piccola avvertenza.
Tutto quello che dirò potrebbe essere contaminato dal fatto che io appartengo alla casta dei privilegiati, come nel mantra tanto di moda, visto che non mi devo sbattere con i commercialisti per sapere quanto pagare di tasse dal momento che lo stato, anche per farmi risparmiare, me li prende in automatico. Forte!
E mi lascia pure, nella sua misericordia, quattro spiccioli di pensione come resto.
Tutti i mesi, permettendomi quella serenità economica che molti non hanno, a giudicare dalle loro misere dichiarazioni dei redditi (se qualcuno avverte una velata ironia, avverte bene).
E ho pure la fortuna di essere in là con gli anni, di non potermi permettere bagordi alimentari ne’ godimenti di altra natura.
Per me stare in casa o uscire cambia poco.
Un privilegiato, insomma.
Però in quel poco che cambia qualcosa c’è: i momenti con i familiari, gli amici, la musica dell’acqua del mio lago, e se si riapre, oltre ad essere contento per chi ha sofferto molto più di me (e stavolta senza nessuna ironia), lo sono anche per me stesso.
Tuttavia credo che questa svolta improvvisa sia un atto politico di sudditanza alla lega, più che una scelta ponderata. Una sottomissione, ancora più che una concessione, nei confronti di quelle categorie che dalla pandemia hanno subito certamente gravi danni, ma che hanno alzato la voce più di altri, sicuri che salvini avrebbe sfruttato la loro protesta per fare pressione sul governo.
Figli e figliastri.
Altre categorie, da sempre emarginate, avrebbero potuto fare il giro della morte col triciclo a pedali infuocati, e non sarebbe fregato un cazzo a nessuno.
Parlo di arte, musica, spettacolo, teatro. Quel mondo lì.
E non li vedo, i miglioramenti che dovrebbero permettere le tanto agognate riaperture. Vedo solo una linea piatta che non sale ma nemmeno scende. Numeri saldati, recitati tutte le sere come un rosario all’ora delle funzioni. E spesso senza logica, perché sono le percentuali che indicano l’andamento del problema, non i numeri in sé.
E se questi dati giustificavano le chiusure, fra l’altro del tutto blande e senza controlli appropriati, come se si volesse dare un’immagine di austerità ma poi nei fatti permettere che ognuno facesse quello che voleva, non si capisce perché adesso, con gli stessi dati appena appena migliorati, si possa riaprire.
Delle due l’una: era sbagliato prima o è sbagliato adesso.
Ma sicuramente le chiusure erano colpa di Speranza e le riaperture saranno merito di salvini.
Funziona così.
Resto dell’idea che si voglia forzare la mano, anticipare l’effetto positivo dei vaccini ancora prima di conoscerlo, e perfino di farli. Come se un disoccupato comprasse una macchina a rate sperando poi di trovare lavoro e poterle pagare.
E mi viene in mente quello che è successo l’estate scorsa, con quel “tana liberi tutti” e di come poi quell’euforia si sia spenta miseramente facendoci ripiombare nell’incubo più nero.
Stavolta, come detto, ci sono i vaccini a dare speranza, ma ci sono anche troppe varianti e ancora troppi dubbi.
E anche a guardare quello che succede fuori dai nostri confini non mi sembra che tutto vada poi così bene.
Io su questa storia ho avuto sempre dubbi e c’ho capito poco, perciò l’ho vissuta piuttosto passivamente e seguendo le indicazioni di quelli a cui ho creduto fosse giusto dare fiducia.
L’ho capito da un pezzo che in certi momenti di qualcuno ti devi fidare.
La nostra capacità di cambiare le cose non ha effetto nemmeno su quelle più semplici e banali come le restituzione di un cazzo di vitalizio, figuriamoci su queste che coinvolgono interessi per i quali tutti noi siamo poco più che caccole.
Perciò ognuno si tenga le sue idee.
Quello che spero davvero, al di là del mio pessimismo, ed essendo evaporata da subito la teoria dell’uscirne migliori, che riaprire sia la scelta giusta e che ci permetta finalmente di uscire da questa piaga.
Buona fortuna.