Storie

Rispetto a certe storie di questi giorni, la pandemia pare un rifugio sicuro. Buono anche per non doverne parlare, visto che, oltre alle altre malattie, ha azzerato anche le altre notizie.
Storie di razzismo, violenza e medioevo, pure combinate insieme, come quella di Alhagie, il ragazzo gambiano che invece del misero compenso chiesto per il suo lavoro, viene bastonato e preso a sassate dai suoi schiavisti, o come quella di Riccardo, operaio, licenziato dalla Arcelor Mittal per aver invitato dalla sua pagina facebook a guardare la fiction di Mediaset sulle ripercussioni ambientali dei territori vicini alle acciaierie, o ancora quella di Malika, 22 anni, rifiutata e minacciata di morte dalla famiglia, che solo a scriverlo mi si gela il sangue nelle vene, perché lesbica.
Storie che dimostrano la nostra deriva, inarrestabile e definitiva, l’assenza totale del bisogno di essere migliori. Sia come persone, spente e rassegnate a questa miseria, che come Stato, predatore di diritti conquistati col sangue in nome di un modernismo e di una globalizzazione dagli effetti devastanti, esaltando un futuro che non esiste e che nemmeno ci serve, ma che evochiamo perché non sappiamo affrontare il presente.
Predichiamo le alte velocità e non sappiamo nemmeno camminare.
Chiedo scusa se parlo al plurale, so bene che non siamo tutti uguali, credo però che siamo tutti colpevoli se non ci opponiamo con forza a questo degrado.
Siamo il governo che abbiamo, e scegliamo il governo che siamo, quando non lo fanno Presidenti troppo solerti in vena di padreternismo.
Se poi venga prima la nostra squallida natura o quella dei nostri politici è un circolo vizioso più di quello dell’uovo e della gallina, e per interromperlo ci vorrebbe un trauma che non c’è mai stato e non ci sarà.
Però cerchiamo almeno di pretendere quello che si può fare.
Pene spietate per chi tratta le persone come carne da macello, ripristinare quei diritti verso i più fragili, quegli operai che sembrano non esistere più e per certi politici puzzano, ma che esistono ancora, profumano di buono, e cercano come tutti di strappare il loro diritto alla vita, e infine facciamo un passo avanti che ci porti fuori da questo medioevo di pensiero e che permetta a tutti, anche a quelli con una sessualità più complicata della nostra, banale e rassicurante, di poterla vivere serenamente.
Non sembra difficile, e infatti non lo è.
La proposta di legge Zan, sull’omotransfobia, per esempio, ci vorrebbe un attimo a discuterla ed approvarla.
E invece resta bloccata da ritardi, rinvii, mancanza di coraggio, fascismo, arretratezza, omofobia, e poi c’è la scusa più bella, e cioè che non sarebbe prioritaria e ci sono cose più importanti.
Bene. Premesso che non fate nemmeno le cose importanti, forse non lo è per le persone che si credono normali, ma lo è per gli altri, prioritaria e dannatamente importante. E poi, cari politici, due cose insieme? E il vostro preziosissimo tempo per cosa lo usate, cosa cazzo ci fate? Invece di fustigarci i coglioni da qualsiasi programma tv passi per l’etere, o perdervi in altri sollazzi, restate a fare il vostro lavoro, che con quello che vi paghiamo mi pare una richiesta legittima. Le vostre prestigiose presenze forse servono ai palinsesti ma vi giuro che noi potremmo farne serenamente a meno.
E niente seghe: chi è a favore lo dica, e lo dica chi è contro, senza altre eccezioni, appendici, manfrine e trucchetti.
Prendetevi le vostre responsabilità, che poi le persone capiscono.
E certi giornalisti così attenti ai diti, facciano tre o quattro puntate anche sulla luna.