Sanno tutto, di noi

Sanno tutto, di noi.
Chi siamo, quanti siamo, dove andiamo e un fiorino.
Conoscono i nostri dati anagrafici, i recapiti, le abitudini. Conoscono le nostre malattie, i farmaci che prendiamo e che ci uccideranno prima delle malattie, sanno se abbiamo l’amante e dove ci vediamo, le nostre preferenze sessuali, religiose e politiche, se preferiamo il panettone o il pandoro; hanno contezza di quanti peli abbiamo nel buco del culo, di che tipo sono, se lisci o ricci, la loro consistenza, se ce li rasiamo oppure no e quale resistenza oppongano allo strappo.
E in ogni telefonino, anche nel più scacio, c’è una potenza di calcolo impressionante, che potrebbe gestire il programma di vaccinazione di tutto il mondo.
E allora: perché non è stata fatta, a livello di comuni, o di asl, di polisportiva o di chi cazzo volete voi, una graduatoria in base a età, categorie e patologie? Un programma così avrebbe potuto farlo e gestirlo chiunque, perfino io me la sarei cavata.
E poi, in base a questo, convocare le persone, invece di permettere che ogni Regione mostrasse al mondo la propria incapacità. Come ha fatto la mia adorata Toscana, che ha creato una piattaforma di prenotazione assurda, fatta male e non funzionante che, dopo averti tenuto lì fino a notte inoltrata, a evocare tutti i santi conosciuti e anche quelli non ancora noti, ti buttava fuori con un laconico “la procedura non è andata a buon fine, ma non preoccuparti, non è colpa tua”.
Lo so che non è colpa mia, cazzo, e non mi preoccupo per la mia incapacità, ma per la vostra, visto che decidete anche della mia vita.
Quella procedura adesso è chiusa e ai pazienti ‘fragili’ è stato comunicato che verranno chiamati direttamente. Ci sono arrivati perfino loro. Dopo tre mesi.
E tutta questa nassa, al di là delle motivazioni mediche, ci spiega anche l’etimologia del termine “pazienti”.
E voglio dire una cosa anche sulle categorie e sulle priorità.
I primi a essere vaccinati dovevano essere i vecchi, poi le categorie più a rischio e i più fragili per patologie o altro, e quindi procedere per età. Non sembrava così difficile, alla luce di quando detto sopra, anche dovendo districarsi fra le varie tipologie di vaccini da utilizzare e su come dovessero essere utilizzate, secondo indicazioni ormai più casuali e statistiche che mediche.
Ora, si trattava di decidere chi fossero quelli più a rischio.
Bene per gli addetti alle strutture sanitarie, bene per gli addetti alla sicurezza e le forze dell’ordine, e bene anche per gli insegnanti.
Ci sarebbe qualche distinguo, ma va bene uguale.
C’è però un’altra categoria che è stranamente sfuggita a tutte le classificazioni: gli operatori dei supermercati.
Eppure sono quelli che anche nei periodi più rosso-restrittivi sono sempre stati a contatto con chiunque, e quasi sempre senza controlli adeguati. Hanno avuto, e hanno ancora, a che fare con qualsiasi tipo di soggetti, da quelli più ignoranti e strafottenti che facevano come gli pare, a quelli che la mascherina la usavano come sciarpa e comunque facendo bene attenzione che non coprisse il naso, a quelli che magari dovevano stare in quarantena ma non avevano nessuno che gli andasse al supermercato a fare la spesa. E senza mai poter fiatare ne’ lamentarsi, perché si sa, il cliente ha sempre ragione, anche quando è un po’ stronzo.
Ma di loro non frega un cazzo a nessuno, a riprova che questo piccolo mondo antico fatto ancora di lavoratori, impiegati e operai, di gente che strappa a fatica il proprio diritto alla vita, è ormai dimenticato, sacrificato sull’altare del Nuovo Mondo di questa fava.
Cosa? Chi? I sindacati?
Sì, ciao.