Nella vecchia fattoria

Il governo dei migliori, al netto dei proclami, fa le stesse cose di prima. Però le fa peggio, e allora per compensare si esibisce in un bel condono fiscale, tanto per ribadire da quale parte sta. Dice che quelle somme non erano più esigibili, ammettendo miseramente che lo stato non sa fare lo Stato.
I ristori hanno cambiato nome, ma sono meno consistenti di prima e vengono dati in ritardo. Alè.
Il Mes non si prende. Del resto è sempre stato evidente che fosse solo il detonatore per far saltare il governo ma che alla fine non interessava a nessuno.
Le scuole si chiudono con i ragazzi a casa e le case si chiudono con tutti dentro, ma mentre prima fare questo era definito dittatura sanitaria adesso sono provvedimenti necessari, benedetti da Confindustria e dai padroni dell’informazione. E forse sono provvedimenti giusti, io non ne capisco niente e non entro nel merito, ma se sono giusti oggi lo erano anche prima.
Ma è noto che Draghi, come per infallibilità divina, può solo essere nel giusto, mentre gli altri pezzenti sbagliavano a prescindere.
Intanto, in casa degli zombie, Letta stravolge finalmente tutto, rovescia il tempio che nemmeno Cristo quando gli fumavano, e compie gesti del tutto rivoluzionari, come annunciare di voler dialogare con renzi e sostituire un renziano con un altro, però di genere femminile. Le quote rosa insomma, quello che tutti stavamo aspettando. Una bandierina buona da sventolare quando non c’è altro da dire. E il cognato della moglie straparla a caso contro la Raggi, tanto per avviare nella maniera migliore il dialogo con i 5S.
Le Regioni, altre parti in commedia, sono allo sfacelo più totale visto che non essendoci regole chiare ognuna fa il cazzo che vuole. In questo caos la Lombardia conserva ampiamente il primato dei peggiori, dopo gli innesti decisivi di Bertolaso e Moratti, anche loro della tribù dei migliori, visto che pare non se ne possa fare a meno e ogni volta ricicciano fuori come le emorroidi dopo l’impepata di cozze.
In Toscana, invece, tanto per par condicio, Giani si conferma la scelta obbligata, ma non certo quella giusta.
Questa cosa del decentramento andrà rivista profondamente e possibilmente eliminata. Cose troppo importanti come la Sanità e la Scuola non vanno lasciate in mano a chi, oltre che incapace, pare più attento a ricavarne vantaggi per se e i propri accoliti che a farle funzionare.
Se le Regioni sono questo, e sono questo, vanno abolite. E nazionalizzare dove si può, di sicuro la Sanità.
Rimane l’Europa, che si è coperta di ridicolo sui contratti per la fornitura dei vaccini, mettendo a rischio le nostre vite, ma forse i banchieri che la governano pensavano che si trattasse di buoni del Tesoro e che ci fosse da speculare anche su quelli. Così, mentre loro tiravano sul prezzo, come con i vu’ cumprà sulla spiaggia di Cesenatico, gli altri acquistavano i vaccini.
Questa Europa si conferma il carrozzone inutile che è sempre stato, buono per le banche tedesche ma meno per le persone, ma ormai ci stiamo dentro fino agli occhi e non pare esserci alternativa possibile.
Poi c’è la solita processione di fenomeni.
C’è salvini, che si arrampica sugli specchi sospeso fra lotta e governo, e che rispetto a prima rimedia figure di merda in entrambi i ruoli scivolando lentamente nell’insignificanza; c’è la meloni, che mentre finge di fare opposizione accoglie misericordiosa qualche scappato di casa, lei che tuonava contro i voltagabbana; ci sono i renziani che hanno cambiato idea e cercano rifugio dentro il pd; c’è berlusconi che va in ospedale invece che ai processi. E c’è renzi, coperto di ridicolo in mondovisione da una giornalista araba, e chissà se quest’intervista è andata in onda anche nel salotto di mentana, con tutti i maratoneti schierati.
Insomma, c’è la capra, c’è il maiale, l’asinello…. come nella vecchia fattoria, quante bestie ha zio Tobia.
E c’è la tv, che come cloaca maxima ormai se la gioca alla grande con i social, affollata da milioni di saponi che hanno capito tutto e sgomitano per essere i primi a cianciare che servono i vaccini. Ohibò! E grazie al cazzo, madama la marchesa, perfino più banali delle cazzate che scrivo io.
Ma io le sparo gratis.
E ci siamo noi, stremati. Chi per il lavoro che non può fare, chi per il tempo che non può vivere, e chi perché quel tempo non ce l’avrà più e gli tocca passare al sipario sulla sua cazzo di commedia senza riuscire a interpretarne l’ultimo atto. Che sembrava anche il più bello.
Tutti incarogniti, al nostro peggio. La novella del ne usciremo migliori è durata il tempo di un rutto, poi in troppi di noi è riemersa la vera natura di quello che sono: miserabili teste di cazzo che fanno dell’egoismo vigliacco l’unico ideale della loro vita di merda, e che ci fanno amare così tanto la nostra solitudine da pensare che degli altri possiamo fare anche a meno.
L’umanità è piena di meraviglie, lo so bene, ma non si sentono, non pesano, non fanno la differenza che dovrebbero fare.
E invece la bellezza andrebbe imposta con forza.
Con violenza, se serve, perché è solo con quella che ci potremo salvare.
Non quella fisica, certo no, ma quella delle idee, delle parole dette senza urlare, del cercare di capire, del parlare di cose conosciute e tacere di quelle che non sappiamo.
La violenta bellezza del rispetto per gli altri e per la loro vita.