Sovranità vaticana

L’Italia, come noto, è un paese a sovranità americana. E se non capite perché sarebbe anche inutile cercare di spiegarlo. Anche la strenua difesa dei loro vaccini a discapito degli altri, spesso migliori, lo dimostra piuttosto chiaramente.
Ma subisce anche un’altra sovranità, altrettanto pericolosa: quella vaticana. E anche questa condiziona pesantemente le nostre vite e le nostre scelte, visto che i nostri governi, tutti e da sempre, si azzerbinano ai voleri di quel piccolo e troppo invadente Stato, in maniera imbarazzante, pavida, e spesso squallida.
La notizia è che la Spagna, dopo Olanda, Belgio, Lussemburgo, Canada, Nuova Zelanda e Colombia, ha approvato la legge sull’eutanasia. Aiutare a morire dignitosamente le persone sarà una prestazione offerta dal Sistema Sanitario e potranno usufruirne le persone maggiorenni gravemente malate e incurabili o le persone non più autosufficienti alle quali il loro stato provochi sofferenze fisiche e psichiche inaccettabili.
Ecco, io amo l’Italia, ma l’altro ieri, quando ho letto di questa scelta, che qualsiasi paese definito civile dovrebbe fare, avrei voluto provare l’orgoglio di sentirmi cittadino spagnolo. Ancora di più di quando hanno usato “Bella ciao” ne “La Casa di carta”, in uno dei momenti più esaltanti vissuti davanti alla tv.
Va bene, il paragone è un po’ improprio, ma mica tanto.
Vivere è un diritto, ma anche morire lo è quando non c’è nessun Cristo a fare miracoli e quella che la Chiesa si ostina a chiamare ancora vita è invece solo un incubo terrificante e senza più speranza di risveglio. E’ troppo comodo per certi ottusi credenti blaterare che quello è il disegno divino, sia fatta la sua volontà e amen, ma se Dio esiste davvero e la sua volontà prevede di ridurre qualcuno in quello stato, forse non è così giusto come ci raccontano, e se proprio vuole portare a compimento il suo inspiegabile volere, dovrebbe almeno lasciare a quelle sue sfortunate creature la possibilità di essere loro a decidere se proseguire in quel tormento o liberarsene.
Io, se fossi Dio, lo farei, le lascerei libere.
Ma io, se fossi Dio, non le avrei nemmeno ridotte così.
Credenti oppure no, in certi casi al primo posto deve esserci l’uomo, con il suo diritto di scegliere. Sempre, comunque, e al di sopra di qualsiasi potere, politico o divino.
Sembrerebbe perfino scontata una legge del genere, ma i nostri governanti, quando non si tratta del loro tornaconto ma solo dei nostri bisogni, paiono svogliati, poco interessati, e quasi mai disposti a mettersi in gioco. E in una scelta del genere trovano più conveniente far finta di niente e nascondersi pavidamente dietro i diktat di Santa Madre Chiesa.
La sovranità vaticana, appunto.
E’ sempre stato così, per il divorzio, per l’aborto, e per tutte le battaglie che dovremo ancora fare e che mettono in discussione certe ottusità sancite dalla Chiesa, e non sempre per rispettare i dogmi di una fede, ma spesso solo per difendere interessi molto più terreni, come quando per divorziare bastava pagare una tangente alla Sacra Rota e riacquisire così la verginità cattolica.
O per l’aborto, quando molti degli stessi medici che prima della legge si facevano pagare profumatamente per quell’intervento, dopo si professarono tutti obiettori di coscienza per motivi religiosi.
Ma quelle battaglie le abbiamo fatte e le abbiamo vinte.
Non è stato facile, ma allora c’erano entusiasmo, voglia di cambiare, movimenti di pensiero che oggi non ci sono.
Siamo spenti, apatici, vuoti, inutili.
E così, mentre qualsiasi proposta di legge sull’eutanasia prende polvere fra le cose da fare e che non si faranno mai, noi non sembriamo nemmeno troppo partecipi. Per dirla con un etruschismo rifinito, non ce ne frega proprio una beneamata fava.
Ma il motivo non è solo l’atrofizzarsi della nostra coscienza civile.
E’ anche un altro.
E’ il nostro modo di fraintendere la vita, di considerarla un obbligo. Così, se da una parte non lasciamo liberi di andarsene quelli che vorrebbero farlo, dall’altra facciamo figli un po’ a caso, chiamando alla vita esseri che chissà se poi apprezzeranno quello che li aspetta.
Per carità, non massacratemi, e non fraintendete.
Avere un figlio è fantastico, però è spesso frutto di egoismo. Perché la scelta di averne non sempre nasce da amore vero, non sempre siamo consapevoli che a quella vita dovremo dedicare la nostra e poi lasciarla libera. Quella scelta è spesso irresponsabile, magari nell’illusione di rimettere insieme i cocci di una coppia frantumata o per verificare e poi esaltare la propria virilità, o ancora per sentirsi più giovani, per egoismo, gioco, bisogno, consuetudine, o per assicurarsi un bastone per la vecchiaia.
Troppo spesso i figli andrebbero lasciati dove sono, nel loro mondo di meraviglie.
Lo stesso mondo dove dovremmo lasciar libero di andare chi non ha più nemmeno se stesso.