Parole e sostanza

Quello che ha detto Casalino parlando di cancro dentro il pd è sbagliato nella forma, ma non nella sostanza.
Anche nel pd, infatti, c’è stata una proliferazione di cellule ideologiche sbagliate che si sono infiltrate in quell’organismo alterandone la struttura e il funzionamento fino a devastarlo.
Ma è più facile prendersela con le parole che affrontare la sostanza delle cose.
L’escalation verso lo sprofondo, quella frantumazione in rivoli ognuno in cerca del proprio potere, culminata poi con l’assist a renzi per l’esecuzione finale, è da manuale del perfetto disastro.
Evidentemente stare dalla parte delle persone più deboli e dei diritti sociali non era abbastanza redditizio (come se dovesse esserlo) e lo sarebbe stato invece pomiciare con banchieri e bazzicare consigli di amministrazione, e poi non c’era nemmeno più Berlinguer a rompere i coglioni con la questione morale.
Ma la storia di questo sfacelo la sanno tutti quelli che la vogliono sapere, ne ho parlato troppo e troppo ci ho pianto sopra.
Ormai il massimo che ci si può aspettare da quest’accozzaglia di vuoto e renziani sotto copertura è uno come Cuperlo. Bella persona, preparata, intelligente, ma sembra un matematico che sa mettere in fila gli addendi ma poi non sa fare il totale.
Adesso il presente è questo: il pd esiste solo come partito di potere, le idee di sinistra sono rimaste in qualche antico poster attaccato negli intonaci cadenti delle vecchie sedi, e l’esecutore è ancora in giro ad alimentare la furia del suo smisurato ego. Un successone, insomma.
Però si cerca un rimedio. Infatti dopo che il cognato della moglie ha avuto il suo moto di dignità e ha sbattuto la porta, correndo a lamentarsi dalla d’urso (va bè), pare che arriverà Letta e come il mitico Wolf risolverà i problemi.
Nell’attesa di quest’altro evento, con buona pace di chi pretende di consigliarmi di cosa dovrei parlare, e soprattutto come, vorrei dirgli due cose. A lui o a chi sarà a prendere quel posto.
Caro signor X, noi ci siamo sempre. Siamo quelli di sinistra che non hanno più rappresentanza da decenni, ma ci siamo sempre. E ci siamo sempre stati.
Siamo gente semplice. Ci sarà anche qualche stronzo, quelli sono trasversali, ma perlopiù siamo persone per bene, che rispettano le regole.
Viviamo del nostro lavoro e ci paghiamo le tasse, anche se alla fine per vivere resta poco e a volte ci viene il sospetto di essere tenuti in vita più per pagare i tributi che per altro.
Una volta andava un po’ meglio, ci chiamavamo ‘classe media’ perché in qualche modo bilanciavamo la forbice sociale fra i ricchi e i poveri evitando che gli estremi si allontanassero troppo. Ci potevamo permettere anche qualche serata in pizzeria con gli amici e la famiglia, ma poi ci hanno detto che vivevamo sopra le nostre possibilità e con questa scusa ci hanno tagliato tutto, salari, diritti e pensioni. E ce l’hanno detto certi signori che sono sempre andati nei ristoranti a cinque stelle, e che oggi ci vanno più di prima. Ce l’hanno detto quelli che il problema del lavoro e del fine mese non l’hanno mai avuto. Quelli della Bocconi, quelli della politica mestierante, che della vita degli altri non hanno mai saputo un cazzo di niente, e che nessuno ha mai licenziato dalla sera alla mattina lasciando nella merda loro e le loro famiglie.
Così oggi non esistiamo più, in pizzeria non ci andiamo, e quella forbice non è mai stata così larga, creando da una parte ricchi straricchi e dall’altra poveri miserabili.
Converrà che, per essere un partito che diceva di stare dalla parte dei più deboli, avete fatto una bella figura di merda.
Ma resistiamo, siamo ancora vivi.
Facciamo studiare i nostri figli, con sacrificio, e ci piacerebbe che il paese dove sono nati si prendesse cura di loro, della loro preparazione e della loro cultura, e gli offrisse poi una possibilità di vita, ma purtroppo ci è ben chiaro che per lo stato i nostri figli sono solo numeri consegnati al solito pessimo ministro uscito dal manuale Cencelli, per finire in qualche vecchia struttura cadente, poi nella statistica dei disoccupati, e ritrovarsi alla fine su qualche volo del cazzo per andarselo a cercare da qualche altra parte, il loro futuro.
E noi ad aspettarli per le feste di Natale, quando va bene.
Ma andiamo avanti, ce la mettiamo tutta.
La speranza non ci manca, e nemmeno la forza, anche se ogni tanto ci ammaliamo, e a spaventarci, oltre alla malattia, è il terrore di non avere i mezzi per poterla curare e che nessuno ci aiuti a farlo. Sì perché fra i vostri successi c’è anche quello di aver sputtanato quello che era per tutto il mondo un modello di Sanità da imitare, affidandolo ai soliti giochi di Potere che ne hanno fatto scempio.
Potrei andare avanti, ma poi i miei lettori mi rimproverano che sono troppo lungo, e qualche volta hanno anche ragione. E in ogni caso non è la conoscenza dei problemi che vi manca, e forse nemmeno la capacità di risolverli, ma proprio l’interesse a farlo.
Dalle nostre parti non si sta male, siamo leali, fedeli ai nostri principi, e nonostante non ci resti altro che la disillusione, ci piacerebbe ancora appartenere a qualcosa che metta al primo posto le persone, il lavoro, la cultura, i diritti. Prima della finanza, prima di sto cazzo di futuro dove tutti vogliono fiondarsi senza aver capito il presente, e forse per evitare di capirlo. Come certi che predicano l’alta velocità e non sanno ancora camminare.
Non si può andare avanti se tutti non sono in grado di farlo.
E non vi accalcate a destra anche voi, da quella parte ce l’hanno già chi li rappresenta. Per noi pare invece che questo diritto debba essere negato.
Eppure esistiamo e siamo parecchi. Non pretendiamo nemmeno tanto, quei sogni che scaldavano il cuore ce li teniamo per la prossima volta, ma all’idea di morire tutti democristiani, come da antica profezia più implacabile di quelle di Nostradamus, non ci sappiamo rassegnare.
C’è ancora uno straccio di vita da portare in fondo.
Dateci almeno la possibilità di farlo con dignità.