Il nonnino e il camino

C’erano una volta le famiglie che alla sera si riunivano attorno al camino, ‘a veglia, al canto del foco’.
La giornata di lavoro, quasi sempre durissima, finiva e quello era il momento del meritato riposo.
Per le feste comandate poi, quando arrivavano a pranzo tribù di zii e cugini, ci si passava tutto il resto della giornata. Anche d’estate, quand’era spento.
Allora non c’era altro e quel cantone era il luogo di ritrovo, il bar, il cinema, la sala giochi e quella da ballo. Ed era anche un lusso per pochi, visto che per godere di quel gran sollazzo ci volevano un camino, la legna da ardere, e soprattutto una famiglia da riunirci attorno.
Si stava lì, parlando male di qualcuno, del Beppe con l’Assuntina, quattro chiacchiere, tre disgrazie, un paio di malattie gravissime e un morto. I soliti argomenti fra parenti.
Al morto sopraggiungeva quel velo di tristezza per superare il quale ci si stringeva attorno al nonnino, che nel camino ci stava praticamente dentro visto che il caldo gli alleviava i dolori dell’artrite, e gli si chiedeva di raccontare qualche storia.
E lui cominciava, di quand’era giovane, della miseria, la guerra, il maresciallo, le ragazze, la nonna che non c’era più, e giù qualche luccicone.
Finiva in tristezza anche qui.
Ma c’era l’arma segreta. Quella definitiva per chiudere in bellezza la serata.
Per risollevare gli umori gli zii invitavano i bambini, in prima fila davanti al nonnino, a chiedergli di scorreggiare. Lo facevano sottovoce, anche se il nonno era sordo e non sentiva nemmeno le mine, ma serviva per dare quel tocco di morbosità alla richiesta.
I bambini non si facevano certo pregare e cominciavano ad assillarlo: “nonno, nonno, dai, facci le scorregge, ihihihih…”.
Il nonno, di fronte a questa innocente e pressante richiesta, si inorgogliva, prendeva posizione spostando il culo appena di lato rispetto alla sedia, ovviamente dalla parte opposta al fuoco per non incenerire gli astanti, e bombardava con una veemenza proditoria e una frequenza di colpi inaudita che, se non fosse già finita la guerra, avrebbero di sicuro allertato la contraerea.
Le sue bombe, così a naso, parevano rendere quelle al napalm gradevoli suffumigi, e l’atmosfera, dopo pochi secondi, ricordava le fogne più putride di Calcutta piene di topi morti avvelenati dalle uova avariate.
Alla fine però erano tutti felici.
Il nonno, tronfio e gongolante per l’attenzione che ancora richiamava su di sé e per la qualità sempre crescente delle sue produzioni anali, i bambini, gli zii e tutti gli altri. Tutti. Perfino il fuoco, che con certe esalazioni di gas si era un po’ rinvigorito.
Certo, poi gli zii, in un sussulto di dignità, fingevano di rimproverarsi per aver dato vita a questo teatrino immondo e nauseabondo, si ripromettevano che non l’avrebbero fatto più e che non avrebbero più coinvolto quelle povere anime dei bambini, soprattutto le bambine, che però, complici anche le prime fregole adolescenziali, con quel gioco si divertivano.
C’è un po’ di romanzo e qualche verità.
Però se volete solo verità, mettete i talk tv al posto del camino e chi volete voi al posto del nonnino. Due o tre nomi dovrebbero venirvi al volo. Non so, uno che evocasse hitler per esempio, o che spalasse merda a caso sui 5S, o un altro, più sbragione, che per emulare il nonnino arrivasse a spogliarsi e a scorreggiare sulla tazza del cesso, o ancora altri che le facessero dal cervello.
Ce ne sono tanti, anche se nessuno con la dignità del nonnino di una volta.
Rincoglioniti, ubriachi, saltimbanchi a fine carriera in cerca degli ultimi fuochi.
Gente da evitare, oppure malata e che andrebbe curata, non invitata a scorreggiare.
E divertitevi ad assegnare gli altri ruoli: gli zii che organizzano, salvo poi stupirsi e fingere di dispiacersi, e i nipotini che si eccitano.
A completare questo bel ritratto contemporaneo di merda, ci sono gli altri parenti che guardano certe scempiaggini e che siamo noi.
Colpevoli quanto loro.
Ancora una cosa, non date del vecchio rincoglionito a qualcuno solo perché ha qualche anno di troppo sul groppone.
A volte basta dargli solo del rincoglionito.
E l’età non c’entra.