La materia prima

Ci sono momenti dove fra le parole che conosco non trovo niente da poter dire, e quelle che trovo non dovrei dirle.
Ma zitto non so stare. Non adesso.
Vorrei che tutto questo fosse uno scherzo, un brutto sogno.
Un incubo transitorio.

Un incubo, certo, dove pensare a berlusconi presidente della repubblica sarebbe come proporre Attila per il Nobel della Pace, o Erode per l’assistenza all’infanzia, o peggio, come mettere Fontana e Gallera a capo della Lombardia e poi rimpiazzarne uno con chi chiede cure solo per i più ricchi, sarebbe come votare la nipote di mubarack in Parlamento, dopo averci portato il proprio studio legale per farsi fare leggi su misura e mandare in prescrizione quelle che c’erano, troppo pericolose, sarebbe come prendere servi, porci e troie (perché il nome è questo, cazzo, si chiamano così) e piazzarli dappertutto, a nostre spese e per il proprio godimento. Sarebbe come scoprire i tombini delle fogne più fetide e lasciare che saltino fuori tutti i topi acquattati pronti ad invadere di nuovo le nostre città e la nostra vita.
E sarebbe come sottoscrivere tutti un atto, conclusivo e definitivo, su quello che siamo: un paese di merda.

In un incubo ci starebbe anche, poi tanto ti svegli e potrai riprendere serenamente a incazzarti con chi governa adesso. Anche giustamente, come no, ne hanno fatti di errori. Ma non era nemmeno facile e in ogni caso ci sono dei punti che non saranno (sarebbero stati) mai in discussione.
E sono belle persone, una volta tanto.

Ecco, pensate a questo, perché dentro quell’incubo ci siamo davvero.