L’Araldo e la Disfida

Questa crisi ha un solo aspetto positivo (aveva, avrebbe avuto). Perché per tutto il resto è un vero disastro, e ci sarà un prezzo da pagare altissimo.
Però quell’unico aspetto positivo è importante (era, sarebbe stato): eliminare dalla scena politica quella gran sagoma di renzi, il politico più bugiardo, egoriferito, sopravvalutato, presuntuoso dell’intero sistema solare. E per questo inutile, inaffidabile e pericoloso.
Per carità, niente odio ne’ macumbe, e che la fortuna lo conservi in buona salute fino a quando, come per tutti noi, il signorino non si deciderà, nella sua infinita grazia e misericordia, ad accoglierlo seco.
Ma eliminarlo dalla scena politica sì.
Noi dobbiamo solo (dovevamo, avremmo dovuto) lasciargli riprendere i suoi coccini e farlo tornare a giocare al suo uscio. Che, a quanto pare gli rende pure parecchio, visti i suoi guadagni milionari. E qui mi chiedo chi possa premiare così tanto le sue ‘prestazioni’, chi lo paga insomma, e mi torna anche in mente l’insegnamento di Falcone, di “seguire i soldi”. Ma questo è un altro discorso.
Sembra fatta (sembrava, sarebbe sembrata), tanto da avermi indotto, in un subitaneo vortice creativo dovuto all’estasi del momento, a produrmi in un componimento aulico di rilevante fattura, e invece pare che ce lo ritroveremo fra i coglioni, ora e sempre.
E’ quello che vogliono tutti (volevano, vorranno), i giornali, le tv, la finanza, la tortora. Ed è quello che vuole il pd, non essendosi espresso chiaramente in senso contrario. Non abbastanza, almeno. Non come avrebbe dovuto.
Io ho sempre detto, e lo confermo, che chiunque è meglio di renzi, ma anche che servono idee chiare e determinazione nell’andare avanti insieme. Un progetto! Ma in quei due partiti non c’è mai stata la voglia di costruire qualcosa insieme.
Io l’ho auspicato, l’ho atteso e l’ho sperato, anche al di là della logica, del buon senso e della mia stessa natura, perché ritengo che la nostra unica speranza sia un patto di governo credibile fra quel che resta della sinistra e il M5S, ma se non c’è la piena volontà di tutti e se invece dobbiamo subire l’agonia a cui stiamo assistendo, questo raschiare il barile alla ricerca delle scaglie o qualche altra strana alchimia per rabbonire la sagoma e rimediargli uno strapuntino per un altro viaggio verso l’ennesimo vaffanculo, anche no.
Lasciamo perdere, ogni limite ha la sua pazienza.
Si dia quindi seguito all’opzione due, Vostro Onore: il voto.
Ma con niente nel mezzo, per carità.
Un governo Conte 3, pesato col bilancino per mettere insieme soggetti che in comune non hanno niente, ai quali non frega un cazzo dei problemi delle persone e accettano solo in cambio di un altro paio di anni di stipendio o di qualche sottosegretariato, sarebbe l’ennesimo insulto nei nostri confronti e non avrebbe alcun senso.
Ma non avrebbe senso nemmeno un altro troiaio di unità nazionale con a capo un mostro della foresta che incenerisca la crisi lanciando fiamme dalla bocca. Perché quelli inceneriti saremmo ancora una volta noi, e i partiti, ben al sicuro riparati dal mostro, se ne servirebbero per rimanere vergini. E poi tutti gli altri della congrega pronti a dargli manforte come al solito e dire che non si poteva fare altrimenti. L’informazione, i sindacati, le banche, tutti a puntarci il dito contro magari rimproverandoci anche stavolta che questo disastro è solo colpa nostra e del nostro vivere oltre le nostre possibilità.
E’ già successo con Monti.
E’ già successo sempre.
Si vada a votare dunque, coi rischi enormi che comporta, i fondi europei in bilico, la difficoltà nell’erogare i ristori che piuttosto che niente è sempre meglio piuttosto, la pandemia, le difficoltà logistiche, i costi, una campagna elettorale che ci ucciderà tutti prima del Covid e usata come scusa per non fare un cazzo di buono visto che a tutti riesce meglio cianciare che lavorare.
Problemi veri, pericoli reali, ma siamo abituati e in qualche modo ce la faremo.
Qui il post poteva anche finire, e sarebbe stato già troppo lungo lo stesso, ma oggi ho pensieri bui e devo scrivere per scacciarli.
Perciò proseguo.
Ad Arezzo c’è la Giostra del Saracino, due volte l’anno, a parte quello appena finito e presumibilmente questo in corso.
E’ un torneo equestre di origini medioevali che rievoca la lotta dei cristiani contro l’avanzata musulmana in Europa, e dove otto cavalieri, due per ognuno dei quattro quartieri in cui è divisa la città, si lanciano al galoppo contro il Buratto, Re delle Indie, colpendo un bersaglio con una lancia e cercando di ottenere più punti possibili.
La giornata della Giostra prevede da sempre un preciso rituale, dalla benedizione del Vescovo ai partecipanti sul sagrato del Duomo, al corteo di cavalli e figuranti, in costumi bellissimi e molto curati, che attraversa la città fino all’ingresso in Piazza Grande, dove si svolge il torneo vero e proprio, preceduto dalle esibizioni dei Musici e degli Sbandieratori, orgoglio di questa città e famosi in tutto il mondo.
Bello!
Quindi la lettura della ‘Disfida di Buratto’, una composizione in tre ottave declamata con voce forte e stentorea dall’Araldo, figura fondamentale della Giostra, tramandatasi negli ultimi anni di padre in figlio.
Quella voce che risuona in una piazza piena ma silenziosa e partecipe è esaltante. Emozionante.
Soprattutto negli ultimi due versi, quando, con voce ferma e carica di tensione, l’Araldo lancia la sfida finale:
Non più parole, omai, vo’ vendicarmi:
al campo! Alla battaglia! All’armi! All’armi!”
Certo, è solo una rievocazione, un gioco, e non c’entra nemmeno niente. Oggi non siamo certo nel Medioevo (beh, insomma, parliamone), non ci sono morti per guerre di religione (parliamo anche di questo) e non servono armi (va be’, ciao), ma sarebbe anche la nostra una battaglia.
Però vera, e dannatamente seria.
Questo è un paese fatto di gente che ha bisogno di un capo da seguire e che pensi anche per loro, di gente che si dichiara cattolica per costruirsi un alibi. Un gregge controllato dai cani, dove le pecore più furbe cercano di farsene amico qualcuno per poter inculare il prossimo. E i cani accettano perché in realtà sono solo uomini di merda e dei cani non hanno ne’ la bellezza ne’ la purezza.
Un paese che è sempre stato di destra, anche quando il referendum lo vinse la Repubblica. Fu una fortuna, certo, ma se avessero rivotato mille volte il risultato sarebbe stato diverso.
Ma è anche un paese di persone che pensano con la propria testa, che hanno a cuore il futuro dei propri figli e che sentono che non si può essere felici da soli. E che nemmeno si deve.
E allora ognuno si schieri, prenda il suo posto e faccia la sua parte. Con il coraggio delle proprie idee e senza temere quelle degli altri.
Io farò la mia, sono pronto come Rocky dopo gli allenamenti con Apollo Creed. E non vedo l’ora.
E dunque: “Al campo! Alla battaglia! All’armi! All’armi!”
Perché non sempre vincono i più forti.
A volte vincono i migliori.