Lo shampoo (cit.)

Qualche giorno fa negli Usa una donna è stata giustiziata.
Ieri, nello stesso penitenziario dell’Indiana, c’è stata un’altra esecuzione e fra qualche giorno ce ne sarà un’altra ancora.
Gli americani sono così. Puniscono i crimini compiendone altri, e senza nessuna attenuante. Senza essere stati abusati dai genitori quand’erano piccoli, senza avere tare nel cervello, senza droghe, senza storie miserabili sul groppone, senza moventi.
Così, alla cazzo. Per il gusto di uccidere.
Dodici esecuzioni, da quando trump ha ripristinato la pena di morte. Oltre a fare muri, togliere l’assistenza sanitaria gratuita che faticosamente Obama aveva provato a introdurre, oltre a sfanculare neri e miserabili, oltre a difendere e forse auspicare l’uso delle armi anche per risolvere i problemi di parcheggio, oltre a sbattersene le palle della salvezza del pianeta, oltre a voler portare via il pallone e mandare quattro sciagattati ad ‘assaltare’ il Congresso, oltre a quello che farà ancora e ad avere la faccia che ha con sopra scritto esattamente quello che è.
Però, nonostante tutti questi suoi ‘meriti’, certi irriducibili fan, arrampicandosi sugli specchi tipo Diabolik ma senza ventose, stanno ancora a blaterare che lui non ha fatto guerre, forse sottintendendo che questa sagoma coi colpi di vento fra i capelli che poi si inzuppano di tintura e gli trapelano nel cervello con effetti devastanti, sia un capo di stato assennato e saturo di equilibrio.
Certo, come no. Se non le ha fatte vuol dire che non ne ha avuto bisogno, fenomeni. Non è stato certo un problema di buon senso. Ritenerlo un pacifista, anche solo guardandolo, è anche più stupido che ritenerlo equilibrato.
E poi ci sono altri che dicono che in fondo è solo un cazzone, che è fatto così, un po’ sopra le righe. La solita sindrome di Biscardi, insomma.
Col cazzo! Come se fosse normale che uno come lui, apparentemente più ridicolo che pauroso, ma del tutto instabile e come tale dannatamente pericoloso, possegga i codici nucleari e tenga le nostre vite in balia delle sue paturnie.
E poi c’è Biden, l’altra faccia della medaglia americana, che sta rimpinzando il suo governo di capi-diavolo presi dall’alta finanza. Magari dovrà rimettere qualche debito fatto in campagna elettorale. In genere li fanno con gli armieri e con i banchieri, quelli che contano insomma. O con entrambi. Dipende da chi ha pagato di più per farli eleggere.
E sono debiti pesanti, che si pagano concedendo posizioni dominanti nel mercato finanziario, o ‘esportando un po’ di democrazia’ per consumare un po’ della merda prodotta dal mercato delle armi.
E via così, da sempre.
Gli americani saranno quello che sono e l’America quello che è, ma se hanno votato uno come trump e stavano per farlo di nuovo un motivo ci sarà. Vuol dire che l’alternativa non sembra migliore. Non lo sembrava la Clinton, e non lo sembra troppo neanche questo qua.
La realtà è che lo decidono i poteri forti chi dobbiamo votare. L’economia, la finanza, i mercati. Chi ha i soldi e li manovra, insomma.
In America e dappertutto.
In questa cosa che chiamano democrazia tanto per prenderci elegantemente per il culo, a noi è concesso solo di scegliere fra il peggio e il meno peggio, e senza nemmeno che i ruoli siano del tutto chiari.
Di scegliere lo shampoo, insomma.
Fra quelli che vogliono loro, però.
E Giorgio mi manca sempre di più.