Questione di sostanza

Ad essere capaci di pensare, e soprattutto ad averne voglia, ne succedono di cose che dovrebbero indurci a farlo e a farlo bene, come quello che è accaduto a Washington dove un pagliaccio che non accetta di essere stato sfanculato dagli elettori ha di fatto mandato i suoi sgherri ad assaltare il Campidoglio.
Le vediamo certe cose, le sappiamo, per l’America e per tutti gli altri posti nel mondo dove al potere continua a proliferare la feccia peggiore vomitata dal buco del culo degli abissi più neri.
Certo, il Potere non ci permette di scegliere le persone migliori, anche dove esiste quella Madre di tutte le prese di culo chiamata democrazia; ci permette solo di farlo fra stronzo e più stronzo, ma noi è come se non chiedessimo di meglio e alla fine gli stronzi sembrano andarci anche bene.
Dev’essere che siamo fatti di quella stessa sostanza e allora tanto vale scegliere i più grossi. Per affinità.
Così dopo ce li sussiamo, da trump a bolsonaro, e poi orban, al-sisi e tutti gli altri. Gli affidiamo i nostri figli, il futuro del pianeta.
Già, ma in fondo cosa ci frega del futuro, se fra qualche decina d’anni saremo tutti morti?
Anche noi italiani le sappiamo bene le cose. Le abbiamo viste, vissute sulla pelle dei nostri padri e dei nostri nonni, in questo Bel Paese Un Cazzo, dove adesso il fetore di rigurgiti fascisti diventa di nuovo sempre più nauseabondo e dove ci propinano candidamente la pasta di “sapore littorio e gusto coloniale” in uno sdoganamento continuo e inarrestabile di quegli anni di merda e di quello che hanno rappresentato.
Ma ci fibrilla la matita e non vediamo l’ora di sceglierli lo stesso. Nuovamente. Finalmente.
Le vediamo, le cose, le sappiamo.
Ma non le capiamo. E’ una questione di sostanza.