Cultura e dignità

Abbiamo da tempo svenduto la nostra lingua, e con lei la nostra stessa cultura, a termini di cui non sappiamo nemmeno il significato, che magari nemmeno ce l’hanno, ma che usiamo perché suonano bene e sono tanto fighi. E poi ci risparmiano fatica di cercarne qualcun altro adeguato nel nostro ‘italiano’.

Già, la fatica. Eppure usare le nostre parole e vestirci di bello i pensieri dovrebbe essere un piacere, una conquista. Ma la globalizzazione e l’ignoranza hanno fatto scempio della nostra identità a tal punto che, oltre ad aver sputtanato il presente, adesso chiamiamo ‘street food’ non solo le sagre paesane a base di hamburger e patatine fritte, ma perfino il ritrovamento di Pompei di quasi duemila anni fa.

Io non evoco certo nazionalismi beceri e propagandisti un tanto al chilo, tipo dio, patria e famiglia, urlati in stile meloni o stampati nelle felpe di salvini.
Qui si tratta di cultura, della nostra.
E si tratta di dignità.
Quelle che non abbiamo più.