Renzi e l’amianto

L’amianto (asbesto) è un minerale fibroso dall’altissima resistenza alla fusione e alla combustione.
E’ stato usato per tessuti incombustibili, tute ignifughe, guarnizioni, resistenze, un sacco di cose.
Nel 1901 viene brevettato un materiale per l’edilizia, ottenuto dalla sua lavorazione con il cemento, che prende il nome di Eternit. Ci verrà prodotto di tutto: lastre, tegolini, vasche per l’acqua, tubi. Dagli anni trenta ci faranno le coperture ondulate per tetti e capannoni. Nell’edilizia verrà usato in quantità massicce, anche come isolante termico e acustico per le pareti divisorie degli edifici prefabbricati (scuole, ospedali, uffici postali).
Siamo stati invasi dall’Eternit, era dappertutto.
Funzionava bene, durava per sempre, e costava poco.
Poi però ci si accorse che questa merda rilasciava sostanze che, se inalate, procuravano il cancro, e nel 1992 ne venne vietata l’attività di estrazione, importazione ed esportazione, produzione e commercializzazione.
La parola asbesto deriva dal greco asbestos, che significa indistruttibile o inestinguibile, perché anticamente si credeva che, una volta acceso, non si potesse più spegnere.
E infatti. Avevano ragione gli antichi.
Adesso però in qualche modo si doveva spegnere evitando che continuasse, soprattutto nelle sue forme più friabili, le più letali, a rilasciare sostanze pericolose.
Impresa difficile, in giro ce n’erano quantità spaventose.
Non potendolo distruggere e nemmeno rimuovere, per esempio negli edifici prefabbricati, per non aggravare i rischi che qualsiasi sua manipolazione potesse rilasciare sostanze nocive, l’unico modo per renderlo innocuo venne individuato nell’incapsularlo. Questo avrebbe evitato che le fibre rilasciate venissero a contatto con le persone.
Dopo questa operazione, nelle pareti che lo contenevano, non si poteva nemmeno appendere un quadro, perché anche solo piantare un chiodo avrebbe aperto un varco.
Qui finisce la musica di Quark e comincia quella di Vaffanculo.
matteo renzi è nato nel ’75.
E’ più giovane dell’amianto, anche se non sembra, tuttavia del suo dna ci sono tracce fin dai tempi di Caino e Abele, soprattutto di Caino.
Come l’amianto, anche lui parve da subito la soluzione ai problemi atavici dell’Italia e la cura per i suoi mali. Tutti ne parlavano bene, come di un messia venuto a miracol mostrare. Sarà stato per quella sua faccia un po’ così, per gli arditi grafismi dei suoi nei, per le parabole evolute dei suoi sputacchi, o per quel melodioso e carismatico ‘shish’.
O sarà stato per il suo sex appeal?
Boh, qualcosa sarà stato.
Costui rese felici quelli di sinistra. I vecchi comunisti facevano caroselli per strada con le Panda verdi, poi si precipitavano felici nei centri anziani per brindare a chinotto e spuma bionda, certi che questo nuovo condottiero li avrebbe finalmente portati alla vittoria.
E rese felici pure quelli di destra, per lo stesso motivo. Dalle parti di berlusconi erano infatti convinti che questo tizio fosse una specie di figlio segreto del cavaliere delinquente e che avrebbe smantellato e devastato quel che restava della sinistra in maniera così totale e definitiva come a loro non sarebbe mai riuscito fare.
Per i primi fu un abbaglio collettivo e devastante, per i secondi la conferma che avevano avuto ragione.
Ora però visto che delle gioie della destra ce ne sbattiamo le palle, proseguiamo nell’analisi scientifica di questa sciagura.
Ci volle qualche anno a capire quanto il soggetto fosse pericoloso.
Un po’ meno che per l’amianto, ma sempre troppo.
Nel frattempo il nostro aveva già devastato lo stato sociale e distrutto qualsiasi ipotesi di sinistra.
Anche per lui, dovendo escludere la manipolazione a causa della sostanza di cui era composto, la sola possibilità era l’incapsulamento. Isolarlo su sé stesso, lasciarlo implodere, senza cacarlo più nemmeno di striscio.
Gli elettori ci arrivarono prima di tutti, complici anche la spuma che nel frattempo si era svaporata e il chinotto che ha sempre fatto schifo. Lo sfancularono agilmente, lasciandogli percentuali che se si fosse candidato il Patata mostrando come manifesto programmatico il calendario di donnine nude che il barbiere gli aveva regalato nel ’58, avrebbe preso più voti.
Però rimaneva il partito, saturo dei suoi derivati, dove il cognato della moglie non pareva in grado di trattarlo per quello che meritava e buttarlo fuori a calci in culo (politicamente, sia chiaro). Anzi, non pareva proprio in grado di qualsiasi altra cosa, oltre a questa. A prescindere.
E poi c’erano i media, la stampa, l’informazione tutta, dove il nostro eroe continuava ad avere un credito che nemmeno l’oroscopo di Paolo Fox. E c’erano i talk, ultima frontiera dell’inutilità, dove il tizio continuava ad essere evocato benevolmente, le sue gesta amplificate a dismisura, e dove conduttori e conduttrici gaudenti continuavano ad invitarlo con una frequenza pari alle figure di merda di salvini, acciocché inondasse il mondo con i suoi effluvi e le sue ciance.
Si percepiva verso di lui financo un interesse erotico da parte di certe sciacquette petulanti, che io mi sono sempre chiesto chi cazzo di altri uomini abbiano conosciuto nella loro vita.
Questa persistenza generale si spiega con il fatto che nel periodo del suo massimo splendore, come successo per l’amianto, renzi aveva piazzato i suoi derivati dappertutto, non solo nel partito, e adesso incapsularli tutti risultava essere più complicato che sconfiggere il Covid 19 che, rispetto al renzismo, è una boccata di mentolo.
L’opera di incapsulamento è tuttora in atto, ma procede a rilento e ci vorrà ancora del tempo.
Ora, da questa parabola possiamo però imparare qualcosa. La prossima volta che avrete a che fare con un nuovo minerale apparentemente miracoloso, o con un altro soggetto per il quale sbaveranno tutti, dalla Confindustria ai sindacati, da destra e da sinistra, dai giornali alle tv, che paolo guzzanti definirà ancora ‘leader vero’ e che nei salotti bene andrà via come il pane, fatevi venire qualche dubbio e sfanculateli subito direttamente.
Entrambi e senza passare dal via, che dopo smaltirli è più difficile.