Istruzioni per l’uso

Ho vissuto piano, senza fermarmi mai, ma senza nemmeno andare più forte di quello che gambe e cuore potevano. L’ho fatto sottovoce, e se qualche volta l’ho alzata è stato per difendere diritti, quelli degli altri prima ancora dei miei.
Ho vissuto nel rispetto, di persone e regole, perché mi hanno insegnato che si fa così. E perché mi è sempre venuto naturale. E non ho mai ritenuto eroiche le persone oneste, semmai ho ritenuto teste di cazzo le altre.
Ho studiato poco, ma poi l’ho fatto da solo, spinto da una curiosità che non si è mai spenta.
Ho visto il lavoro e i soldi per quello che sono. Un mezzo, e non certo un fine.
Ho pagato tutto quello che dovevo, allo Stato come al fruttivendolo sotto casa.
Mi sono sempre messo dalla parte degli ultimi, dei perdenti, di chi non ha avuto la mia fortuna, e per loro ho sempre avuto una parola, un saluto, l’euro del carrello.
Ho mantenuto promesse e parola data. E mi sono fidato di una stretta di mano, perfino con i politici, i preti e gli impresari edili.
A quello che sono, o non sono, ci sono arrivato da solo, con la forza di mio padre, il coraggio di mia madre, e la presenza delle persone che amo.
Ho sempre cercato la Bellezza. In una canzone, in un film, nell’acqua del lago o in un papavero rosso in mezzo a un campo di grano. E l’ho certata nelle persone, trovandola.
Ho avuto pochi amici e pochi amori, ma sono stati veri, e per sempre.
Ho ammesso i miei errori. E li ho pagati.
Ho sognato e coltivato ideali, quando si poteva sognare e c’erano ideali. L’ho fatto con forza e passione. Li ho visti, respirati, li ho sfiorati. Erano veri, e bellissimi, ma non li ho toccati mai, non ce l’ho fatta, e ci sono momenti che mi sembra di sentire sul groppone tutto il peso di quelle sconfitte, di avere io tutte le colpe di quel fallimento.
Mi sono sempre sentito fuori tempo, ma con la certezza che quello sbagliato fosse il tempo. Non io.

Io ho vissuto così. E’ stato un modo di vivere pieno di rischi, di insidie, di dubbi e domande senza risposta, di lacrime, delusioni e pochi sorrisi, ma non mi pento di niente e rifarei tutto quello che ho fatto.
Sogni e ideali, lacrime e sorrisi, compresi.
Voi però non fate come me.
Non ne vale la pena.

Voi sfanculate, alzate la voce, pretendete anche quello che non vi spetta, urlate. E quando non avrete argomenti ne’ ragione, urlate più forte e prendetevela lo stesso.
Evadete le tasse, con la scusa che non sono eque, che tanto ci saranno sempre gli stronzi che le pagano e qualche politico che vi darà ragione in cambio di un voto. E trasgredite regole e legge, che se sarete bravi poi vi potrete condonare e farvele perfino su misura.
Inculate a sangue il prossimo, tradite l’amicizia, siate sleali e scorretti anche con i vostri figli, acciocché il vostro tornaconto sia la sola stella polare.
Fate del lavoro e della carriera una ragione di vita e siate bastardi con i vostri colleghi prima che loro lo siano con voi. Partiti e sindacati vi aiuteranno e costano poco. Meritocrazia un cazzo! Lasciatela alle seghe dei talebani idealisti.
Accumulate più soldi che potete, anche con la truffa, che il nostro DNA italico è pieno di trucchi, e se c’è una torta prendetevi sempre la fetta più grossa, anzi prendetevi tutta la torta così nessuno saprà nemmeno che c’era qualcosa da dividere.
Evitate come l’antrace potenziato qualsiasi cosa abbia a che fare con Arte, Cultura e Bellezza, tutta robaccia da puzzolosi intellettuali di sinistra. Vantatevi sempre della vostra ignoranza, e nutritela con la tv, il calcio, il sesso, la musica di merda, o il cazzo che volete voi. Però fate attenzione, che basta un attimo e se per scazzo vi dovesse capitare qualcosa di buono, per i vostri neuroni compromessi potrebbe essere letale.
Sbattersene i coglioni di chi sta peggio di noi: fatene un mantra definitivo. E se sentite qualcuno che muore di fame o freddo per strada chiudete le finestre. Così impara a restare al calduccio di casa sua, invece di “sbarcare tranquillamente” (cit.). Con questo freddo.
Prendetevela con i vecchi che vivono troppo e rubano le pensioni, o coi giovani viziati che non sanno fare una sega e non vogliono lavorare, o con quelli di mezza età, con gli statali, i netturbini, gli aviatori, e gli insegnanti che rubano lo stipendio, dopo che gli lasciate pure l’onore di educarvi i figli, a quegli ingrati. Prendetevela con chiunque, prima che chiunque se la prenda con voi.
Trombate le vostre donne, e anche quelle degli altri. Trombatele tutte. E se non vogliono, trombatele lo stesso, con le buone o con le cattive, che sia chiaro chi comanda, perdio!
Alle donne invece dico di darla via, che non è mica una ricotta che ci rimangono le ditate. Prendete coscienza, anche quelle due o tre che non l’avessero ancora capito, di essere sedute sulla vostra fortuna e che, allentando appena la filanca delle mutande e facendo entrare quello giusto, vi si aprirà poi un mondo di successi e carriere altrimenti inaccessibili. Femminismo una sega! Che poi non vi ci vorrà niente a comandare il gioco e lasciare a quello che è entrato l’illusione di essere lui a farlo.
Se invece siete diversi, gay, froci, trans, che siate veri, finti o solo presunti, ma anche se siete esibizionisti, bolsi o palestrati, ma dal quoziente intellettivo pari a quello di un sasso, o baiadere allampanate e scosciate, tutti accomunati da una irrefrenabile vocazione allo show e in cerca di ingaggio, chiamate Mediaset, che qualche ospitata ve la trovano. E magari pure un programma di merda da condurre in prima serata.

Chiunque voi siate seguite il vento, siate concavi o convessi, curvi o lineari, tondi o quadrati, come vi chiederanno di essere. E sempre a capo chino, che a chi comanda piace così. E pensate quello che vi diranno di pensare, risparmiatevi la fatica di attivare il cervello, che vedrete dopo un po’ si atrofizzerà e non vi darà più problemi.
Siate furbi, spregiudicati, strafottenti, maleducati, egoisti, narcisisti, paraculi, finti, ma solo nei confronti dei vostri simili. Con gli altri, quelli che contano, cercate sempre di adattarvi, come mosche sulla merda o topi nelle fogne.
Imparate a ridere solo delle barzellette sulla fica, sui carabinieri e sui negri, e rimproveratemi perché ho scritto negri, dimostrando che non capite nemmeno l’ironia e la ritenete solo un’altra piaga intellettuale dei nostri tempi.
Ruttate e scorreggiate, e non solo simbolicamente. Fatelo davvero, come fosse un richiamo nella giungla per attirare i vostri simili, e poi farlo tutti insieme, in un afflato totale. Un concerto mistico.
Uno pronto a dirigere questa melodia c’è già.

Fate questo in memoria di me.