Parole e pistole

Io non ho paura di niente. Semmai delle malattie, come tutti, ma il mio tempo ha superato la linea della sfiga, e adesso prendo quello che c’è.
Non ho paura della destra, per esempio. Non di quella liberale e di chi la rappresenta civilmente. Io ho le mie idee e sono parecchio diverse, ma le so difendere e posso contrapporle alle loro, con le parole, il buon senso, e spesso la ragione.
Però poi ci penso, a quel mondo, mi guardo intorno e ne vedo un’altra, di destra, e qualcuna mi viene. Qualche paura forse ce l’ho anch’io.

Ho paura dei tifosi ottusi, che non hanno idee proprie ma riflettono quelle degli altri, si esprimono solo per slogan un po’ idioti e alle parole preferiscono i rutti. Quelli per i quali tutto è solo un pretesto per scaricare rabbia, frustrazioni e violenza. Come tutti i tifosi ottusi, in fondo. Non importa di cosa.
Ho paura di chi ha paura e chiede aiuto alle persone sbagliate, quelle che hanno tutto l’interesse che quella paura cresca ancora e si autoalimenti a odio. Come quei disperati che vanno da sedicenti guaritori a curarsi il cancro, e dopo si ritrovano senza un soldo, presi per il culo, e con lo stesso cancro di prima.
Ho paura, io che sono ateo ma ho profondo rispetto per chi crede, di chi si approfitta della dabbenaggine della gggggente per raccattare qualche voto, e usa Dio come fosse un Wolf qualsiasi che risolve problemi, o i suoi simboli come fossero gadget pubblicitari, cornetti portafortuna.
Ho paura di quelli che propongono le piazze come legittima forma di protesta, poi però, quando in piazza ci andavano gli altri, gli facevano togliere gli striscioni dalle finestre perché non erano abbastanza adoranti.
E ho paura di chi, in quelle manifestazioni di piazza, tiene il saluto romano in una mano e il crocefisso nell’altra, e ne ho ancora di più di chi manda i suoi inviati a riprenderle con le telecamere, lasciando perfino che vomitino merdate dentro un microfono, queste emerite teste di cazzo.
Ho paura di chi usa i sentimenti più privati per farsi campagna elettorale.
Ho paura di chi accusa gli altri di poltronismo e poi fa cadere un governo tradendo patti e persone, perché quelle poltrone voleva occuparle tutte lui.
Ho paura di chi invoca per i propri elettori la tassa piatta, ma non parla mai di battere, ma nemmeno di combattere, l’evasione fiscale, cancrena putrescente e devastante di questo Paese. Mumble mumble… vuoi vedere che quegli evasori sono proprio gli elettori che lo votano.
Ho paura di quelle merde di giornali, che a chiamarli così mi viene lo scorbuto al cervello, che, a proposito di uno che ha ammazzato una donna e l’ha buttata in una scarpata, titolano “Il gigante buono e quell’amore non corrisposto”. E ho paura della visibilità che viene data a certi giornalisti, ormai così ubriachi anche da sobri che, se venissero al Bar dove vado io, li riporteremmo subito a casa con l’Apecar, invitando la moglie a metterli a letto. E a tenerceli.
Ho paura di chi, in mancanza di argomenti e buone ragioni, usa gli insulti e le minacce, perché non ha altro da dire. Ho paura di quelli che riempiono la loro bacheca di fiori e gattini amorosi, di tenere frasi d’amore, che si inebriano di sentenze definitive sul senso bello della vita, e poi ti commentano, in risposta ad una semplice battuta ironica (Salvini chi?) scritta sotto un post del Fatto in cui si parlava di cotanto fenomeno: “vai a dormire, vecchio”, oppure “attento che tanto ti becchiamo” fino ad un finemente sobrio “ti rompiamo il culo”.
Ho paura di chi è talmente stronzo che, pur di metterci gli uni contro gli altri e tenersi al sicuro evitando la nostra rabbia, cerca di farci credere che se stiamo affogando nella merda è per colpa di quelli che ci sono già affogati.
Ho paura di quelli che blaterano di popolo sovrano e poi si sbattono i coglioni del Parlamento e delle sue regole.
Ho paura di quelli che fanno i patrioti di stocazzo sculettando eccitati sull’inno nazionale, ma hanno appena smesso di pulirsi il culo col tricolore e di sperculare i meridionali. E un po’ ho anche paura dei meridionali che poi li votano, quelli così.
Ho paura degli ignoranti per propria scelta. Di tutti, a prescindere. Come se la Conoscenza e il Pensiero fossero ebola e antrace. La mia idea di un esame di ammissione al voto, di cui parlavo in un post di qualche giorno fa, che mi ha portato anche una discreta quantità di insulti (tutti rimbalzati agilmente sul groppone e palleggiati con grazia) era chiaramente una provocazione. So bene che sarebbe del tutto irrealizzabile e che il solo parlarne provocherebbe tormente nauseabonde di ipocrisia e buonismo, fetori che ormai ci rappresentano più degli spaghetti e dei mandolini.
Ma io la penso in quel modo. Tiè!

Ho paura di questo. Non fisica, no, da quella posso difendermi.
Ho una paura ancora peggiore, quella che spegne libertà e pensiero.

In uno dei nostri cazzeggi, dove Andrea si complimentava con me per come scrivevo, anche se prendendomi un po’ per il culo, gli ho risposto, parafrasando quell’altro Satanasso di Clint Eastwood che: “quando un uomo con le parole incontra un uomo con la pistola… niente, quello con le parole è un uomo morto lo stesso, però quello con la pistola potrebbe anche incazzarsi, perdere la calma, e sbagliare la mira”.

Ecco. Il campionario che ho descritto, e chi lo rappresenta, se questo governo fallirà, avrà la forza e anche la pistola, e temo che, inferociti e lividi di rabbia come sono, lorsignori e lordame non faranno prigionieri.
Saremmo oltre il peggio. Fidatevi, c’è ancora un oltre.
E, in quel caso, parlare di catastrofe sarebbe come aver definito Dorian un leggero soffio di brezza.

Però noi abbiamo le parole, il buon senso, e spesso la ragione.
Usiamoli bene, e facciamoli incazzare.
Perderanno la calma.
E sbaglieranno mira.