Abbandono

Questo post lo avevo scritto qualche tempo fa ma era rimasto nella cartella. Va be’, cambierò il tempo di qualche verbo. Tanto il prossimo anno sarà uguale.
Come gli altri, sarà un post pieno di parolacce. Vi chiedo scusa, ma questa è la mia lingua, l’Etrusco delle origini, e conosco solo quella. Se vi disturbano lo capisco, e in quel caso ci sono sempre le pagine di Adinolfi, Brosio e perfino di uno che brandisce il rosario come una clava.

Quest’anno di appelli contro l’abbandono degli animali ce ne sono stati meno.
Dovrebbe essere un buon segno, ma temo invece che anche questo dipenda dai tempi di merda che viviamo.
E anche questo in fondo non sarà un appello. Quelli li lasciamo al Papa per la pace nel mondo e a Montezemolo per Telethon, e poi uno capace di certe violenze non lo convinci certo con un ‘per favore signore’. 
Perché è di violenza che si tratta, come e peggio di quella fisica, e di quella più vigliacca, contro chi si fida di te e non ha alcuna possibilità di difendersi, come contro i bambini, le donne, le persone più fragili. 
Non sarà un appello, ma una maledizione, una terribile macumba inguastita che se funziona colpirà come un fulmine esplosivo, polverizzandoli sul posto, quelli capaci di certe atrocità senza provarne vergogna, senza nemmeno un’ipotesi di pietà.
Anzi no. Quella saetta sarebbe troppo veloce. 
Troppo comoda.

Vorrei invece che nel momento stesso in cui sparite da dentro gli occhi di quel povero animale vi si staccassero le palle, prontamente divorate da un branco di cinghiali selvatici che non aspettavano altro che quello spuntino, e poi che vi si annebbiasse la vista per sempre e che l’ultima cosa che vi restasse impressa per sempre in quella vostra testa di cazzo fosse la vostra faccia da culo riflessa negli occhi di quell’essere impaurito. E poi vorrei che cominciaste a cianciare, come una nenia infinita, questo mio umile componimento poetico appositamente creato: “sono proprio di razza bastarda, un emerito pezzo di merda, lo dirò fino a quando avrò fiato, finché tutti non l’avranno capito”, ad libitum, in tutte le lingue conosciute e in quelle non ancora scoperte, così che se anche passasse di lì un extraterrestre vomitato da un buco nero in cerca di una nuova galassia, capisca al volo quanto siano stronzi gli umani e acceleri sul reattore ringraziando i suoi dei per avergli evitato di finire in un mondo putrido come il nostro. E tutto questo dovrà avvenire mentre un’intera tribù di giovani kenioti mostruosamente dotati si beerà (!) di voi con tale assidua cupidigia da impedirvi perfino di esercitare le più elementari funzioni intestinali, cosicché allegre stelle filanti color ocra vi spaglieranno fuori dalle orecchie creando variopinti effetti talmente spettacolari da attirare l’attenzione di comitive di turisti giapponesi che, scambiando questa scenografia per un’edizione straordinaria del ‘Carnevale dei Pezzi di Merda’, documenteranno tutto con i loro telefonini postando poi questa immonda schifezza su tutti i social, da Facebook a Pornhub, dove raccoglierete milioni di faccine schifate, e per ognuna un vaffanculo sincero e variamente declinato. 
Dopo questo exploit verrete riconosciuti, additati e rigettati da chiunque, evitati come un concerto di sfera ebbasta e insultati come meluzzi e giovanardi dopo una qualsiasi delle loro dichiarazioni su Stefano Cucchi e la sua famiglia.

Ecco, vorrei questo, anche se non sarebbe sufficiente, perché niente sarebbe abbastanza per quello che avete fatto, nessun dolore sarebbe pari a quel dolore.
E non ditemi che sto esagerando, per favore. Non ditelo, cazzo! Vi prego. Imparate piuttosto a provarlo un amore come quello che si può provare per gli animali. 
Certi sentimenti non sono prerogativa degli umani, e per gli affetti non ci sono classifiche, non c’è misura. 

E poi ‘sentimenti umani’ somiglia sempre più ad un orrido ossimoro.