Al Pronto Soccorso

Fra i 90 e i cent’anni, però bella entrante.           
Arriva con figli e parenti fino ai cugini di settima e perfino ottima generazione. Occupa il Pronto Soccorso, di cui ha una mappa dettagliata ottenuta dopo aver finto di cedere alle lusinghe di un vecchio capo sala un po’ laido, nel lontano 1974. Può piazzare così i suoi uomini nei punti cruciali per intercettare medici e infermieri che contano, e che lei, dopo decenni di frequentazione, conosce benissimo.    
Il suo problema odierno, enorme e gravissimo, è di non aver fatto la cacca e, visto che è già quasi mezzogiorno, i suoi consulenti, dopo attente e mirate ricerche su Google, hanno ipotizzato un blocco intestinale, presumibilmente dovuto a diverticoli stemmati con il volvolo, oppure ad un fecaloma o ancora al morbo di Crohn o di Parkinson, o entrambi, ma c’è chi ipotizza un tumore ormai in fase terminale. Internet è infallibile, non sbaglia mai. Qualsiasi sia la causa parrebbe comunque prossima una perforazione lacerante dello scroto, che in poco tempo potrebbe portarla alla morte, dopo indicibili tormenti.         
E comunque bisogna sbrigarsi, fra poco inizierebbe anche ‘Il segreto’ in TV e la signora non può perderlo.       

Pretende tutti gli esami possibili, ecografie, tac, sangue, sperma, liquido amniotico, densità delle caccole, e poi la consulenza dei migliori specialisti, esorcisti e sciamani compresi. È anche in contatto telefonico con i migliori cacaletto, esperti del settore, oltre che con i guaritori licenziati dalle tv private e con Paolo Brosio, allertato per portarla a Medjugorie, nel caso in cui servisse un miracolo. Ha modi gentili e non si può dirle di no. E sa tutto di tutti, minacciando con ricatti sordidi di rivelare i segreti più imbarazzanti di ognuno. Per questo tutto il reparto, terrorizzato, lavora per lei, fino a quando, finalmente, arriva il responso. 
Ovviamente la signora non ha un cazzo di niente, tuttavia da un esame al cobalto 32, eseguito in controverso sulla laterale smannata dello sfintere, risulterebbero effettivamente delle feci un po’ indurite.          
Ohibò! 
Le viene perciò consigliato, per risolvere il problema, di servirsi della più alta tecnologia oggi disponibile, quella della cannula introspettiva a portanza idrica di ritorno, una tecnica che nei paesi poveri chiamano ancora clistere. 
La signora pare rasserenarsi. È un po’ tardi per ‘Il segreto’, ma glielo avranno registrato.

L’ho un po’ romanzata, ma neanche tanto.        
E’ così che si arriva ai cent’anni, ed è legittimo provarci, ci mancherebbe. Il diritto alla vita è sacrosanto a qualsiasi età. Non ridete di quelli che, anche se decrepiti, rincoglioniti e incartapecoriti, ci si attaccano e non la vogliono mollare.
E’ un istinto naturale, o forse solo abitudine.    

Però la vita bisognerebbe anche intenderla come qualcosa di più dello scorrere del tempo.
Bisognerebbe non solo cercare di allungarla, ma fermarsi lì dove siamo, guardarsi intorno, imparare la Bellezza e la Meraviglia che c’è nelle persone e nelle cose. In tutte le persone e in tutte le cose. E in ogni momento. E di quel momento dovremmo cercare di fare parte perché non ce ne sarà un altro così, e quello che succede adesso non succederà un’altra volta.       
Bisognerebbe viverla così, un momento per volta.       
Un giorno alla volta.          
Oppure non viverla. 

Cercare nel tempo che passa e in qualche anno strappato alla sorte quello che non sappiamo più vedere e che forse non abbiamo nemmeno mai visto è come quando si diluisce il vino con l’acqua. Certo, il bicchiere è più pieno e anche il colore in fondo è quello, solo un po’ sbiadito, ma non ha più il suo gusto.
Non sa di niente. Non è più vino. 

E non è più vita.