Tex Willer

Io amo Tex. Ok, l’ho già detto altre volte, ma questa è un’occasione speciale e devo ribadirlo.
Lo amo da sempre. Con la forza e la passione, il solo modo in cui si ama. 
Ho tutti gli albi della serie mensile originale, e qualsiasi altra cosa lo riguardi: pubblicata, fabbricata, cantata… basta che abbia la scritta TEX da qualche parte. 
Se già adesso pensate che io non sia normale, non immaginate il resto.

Tex Willer è nato nel settembre del ’48, qualche mese dopo la Costituzione. Ha pochi anni più di me ma li porta meglio, sembra ancora un ragazzo. I fumetti nascono già grandi, poi però non invecchiano quasi più. Nel loro mondo il tempo scorre molto lentamente. Ci aspettano mentre cresciamo, ci fanno compagnia, e poi ci lasciano andare.
Io lo leggevo con mio padre, seduti accanto su due sedie bianche di legno, le stesse che avevo usato come macchinine qualche anno prima. Sono passati quasi sessant’anni, ma non esiste tempo così cattivo da poter intaccare certi ricordi, e quei momenti sono vivi come allora. Ho continuato a leggerlo quando lui se n’è andato, lo faccio ancora e lo farò fino a quando potrò. E poi riprenderò a farlo con lui, su quelle sedie di legno, da qualche parte su una nuvola.

Ma ‘leggere’ riferito a un fumetto è un termine sbagliato. E’ più giusto ‘vivere’, perché in quelle storie ci entri dentro e ne fai parte anche tu. 
Di Tex so tutto. E dei suoi pard, dell’amico di una vita Kit Carson, del figlio Kit, avuto dall’unica donna che abbia mai amato, e del fratello indiano Tiger Jack. 
Anch’io sono stato un Ranger e ho combattuto i corrotti e le ingiustizie, e poi sono diventato capo dei Navajo, sempre dalla parte degli indiani perché anche a me è sempre venuto più naturale, ho lottato per le loro terre contro i soprusi dei bianchi, ho provato un dolore atroce quando ho perso Lilyth e senza poterla nemmeno piangere come tutti gli uomini, perché ‘Aquila della Notte non può piangere’. Ho lottato anch’io contro gli incantesimi di Mefisto, ho vendicato gli amici uccisi, ho avuto a che fare con gli scarti peggiore dell’inferno ma ho anche potuto contare sulla lealtà e l‘amicizia delle persone migliori, come Gros Jean, il grosso amico canadese. Ho infranto qualche regola, quando la voglia e il bisogno di giustizia sono stati più forti delle regole stesse, e perché ci sono regole sbagliate. 
E ho visto il vecchio West, le Grandi Montagne, posti altrimenti solo immaginati e che non vedrò mai davvero. Ho cavalcato su quelle praterie, seguito il corso dei fiumi, attraversato quelle gole, sempre in groppa al fido Dinamite, io che su un cavallo vero non ci sono mai salito. Mille e mille avventure. Sempre con il coraggio e la certezza di stare dalla parte giusta. 
Nel mondo dei fumetti è più facile.
C’è chi la ritiene un’arte minore, appena accennata, letteratura di serie D, surrogato di cultura per ignoranti. Sono gli stessi che cianciano giudizi simili anche per la musica leggera e il cantautorato migliore.
Ma i mentecatti sono loro, perché quei disegni sono come fotografie in bianco e nero che raccontano un mondo meraviglioso, affascinante e bellissimo. 
Un mondo vero, come quello dei sogni.

Andrea sa di questo mio amore. Mio figlio sa tutto, di me.
L’altro giorno mi chiede di vederci perché deve dirmi una cosa. “Bella o brutta?” chiedo io, sempre un filino apprensivo. “Bella, stai tranquillo…” mi risponde, rassicurandomi.
Così ci troviamo al saloon, ci sediamo a uno di quei tavolacci puzzolenti, e ordiniamo due pinte di birra ghiacciata. Eravamo in disparte, spalle al muro. Il locale era pieno di bovari che si ingozzavano di bistecche alte due dita e montagne di patatine fritte. Lo facciamo spesso anche noi, ma non oggi. 
Nemmeno il tempo di uno sputo e arriva l’oste, chiamato con un cenno dal mio pard, che mi mette davanti un album da disegno (lo so che non esistevano, è una licenza). Non capisco, non gli dò peso, attento come sono che non entri qualche brutto ceffo a rendere l’aria, già piena di fumo e odore di whiskey di quart’ordine, del tutto irrespirabile. La banda di El Muerto è stata avvistata nelle città vicine e se qualche balordo mettesse il naso qui dentro devo essere pronto a soffiarglielo con il mio fazzoletto di piombo. 
Il Satanasso mi dice “Credo che quello sia per te, vecchio cammello”. 
“Per la barba di Giosafatte! Che c’entro io con un album da disegno?” Gli rispondo con la mia consueta cortesia. 
“Forse dovresti aprirlo”, mi fa quel vecchio tizzone d’inferno. 
Lo faccio. Lo apro.
E mi manca l’aria, il mio cuore un po’ arrocchettato si scuote oltre il suo limite, ma non è per certe cose che andrà va in tilt. Queste sono botte che gli piacciono, le regge bene. Cazzo cazzo cazzo! Ci sono finito dentro davvero in una di quelle storie. Con la stella da sceriffo e una doppietta in mano, in mezzo a Tex e Kit!!!! Mi viene da piangere, da ridere, e le poche parole che cercano di uscire sbattono fra di loro, si confondono e non dicono quello che provo, nemmeno lo saprebbero dire. Le parole hanno limiti enormi. Questa emozione non so spiegarla, non la so tradurre in linguaggio comune. E molti di voi non saprebbero nemmeno capirla, la riterrebbero eccessiva. Ma, fidatevi, è una delle sensazioni più belle che abbia mai provato. 
E sono vecchio, ne ho provate parecchie.

La mia città, fra i mille meriti che ha, ha anche quello di ospitare due fra i più grandi disegnatori di Tex, Fabio Civitelli e Rossano Rossi. Il primo lo conosco e con lui condivido la passione per la fotografia; per il secondo, invece, non ho la stessa fortuna. Ma lo conosceva Andrea e gli ha fatto fare questo per me.
Disegnare fumetti è un’Arte fra le più elevate e meno riconosciute. Arte vera per Artisti straordinari. 
Ci vogliono giorni per disegnare anche una sola tavola, anni per disegnare una storia.
In ognuna di quelle tavole c’è la prova di un Talento smisurato, una cura nei dettagli e un’attenzione ai particolari da lasciare sbalorditi. Poi, con le nuvolette e i testi di altri Artisti, tutto prenderà vita. 
E adesso in quel mondo ci sono entrato anch’io. Davvero. E con due amici come questi potrei mettere su un ufficio di collocamento e reclutare beccaccioni da mandare a spalare carbone all’inferno in quantità tale che farebbe troppo caldo perfino a Belzebù in persona.
Quasi quasi lo faccio.

Grazie a Rossano Rossi, e soprattutto grazie ad Andrea. 
E’ per cose come questa che forse ci riesco a invecchiare senza diventare grande. 
E a farmi trovare vivo.