La gara di bestemmie

Al Bar di Montione si tiene ogni anno la gara di bestemmie. Due edizioni, Gennaio e Luglio. 
Quello per la bestemmia (moccolo, lupa, sacramento, litania, canchero, vituperio, ecc.) è un culto molto sentito dalle nostre parti. Nascono da sole. Come le canzoni e le scorregge. La manifestazione è nata per questo: valorizzare i talenti nel rispetto della tradizione. 
Una specie di X-Factor.

La giuria è formata dal Clava, dal Patata e da Ciampino ed è la stessa della ‘Gara dei Rutti’ che si teneva a Pieve a Ranco, ma che, ormai, per volere del prete, non si fa più. Le cose belle finiscono. 
Può partecipare chiunque, ci sono le selezioni e poi c’è la gara vera e propria. Fra loro, qualcuno è professionista. Fornisce consulenze e si esibisce dietro compenso per quelli che non padroneggiano bene questa forma di espressione o la ritengono disdicevole. Per esempio, ti entra un vecchio in rotatoria contromano, o trovi la moglie a letto col vicino (o anche solo trovi la moglie), e non ti vengono le parole giuste? Vai da lui, gli esponi il problema, lui si concentra e libera nell’aere litanie che farebbero allertare la contraerea del Vaticano. Tu le ascolti, le impari come una preghiera, e poi ogni notte, nella tua cameretta, accanto alla foto di Padre Pio, ci metti sotto un po’ di musica e ti fai il tuo bel karaoke.
È catartico. 
La maggior parte, però, sono amatori. Lo fanno per passione. Come colonna sonora per qualsiasi stato d’animo. Che sia rabbia, dolore o felicità, quell’intercalare sarà lenitivo e gratificante.
L’audizione, e poi l’esibizione, hanno poche e semplici regole. Ce ne sono solo tre da rispettare. La prima è che la declamazione avvenga in unica espirazione, senza mai riprendere fiato, la seconda che non contenga ripetizioni di alcun tipo, né per l’epiteto né per il destinatario, e la terza che non vengano usate figure retoriche in sostituzione degli originali. Capita infatti di sentire termini come ‘madosca’, ‘maremma’ o ‘zio’ ed è francamente inaccettabile. 
In caso di trasgressione è prevista l’eliminazione diretta.
Il concorrente entra, si presenta, parla un po’ di sé, dove bestemmia, come ha imparato, il posto più strano dove l’ha fatto, quand’è stata l’ultima volta, se i genitori lo hanno ostacolato a cinghiate, le solite domande. Poi si concentra, le luci si abbassano e intorno si fa silenzio. Prende fiato e libera la sua orazione.
Per le performance c’è chi si ispira al mondo animale, per lo più suini e rettili, chi a quello sessuale, chi a entrambi con ardite combinazioni. Ma si va anche oltre, si scoprono termini nuovi, legati all’attualità, in una continua ricerca evolutiva del linguaggio.
Gli epiteti scelti vengono quindi rivolti o associati a figure e simboli legati al mondo della religione, e sono proprio la forza e l’impatto emotivo di questi abbinamenti a determinare le preferenze della giuria. Più che la ricercatezza linguistica e il mero esercizio di stile, sono richieste fantasia e creatività. 
È lì che risiede il talento. 
La sola religione ammessa è quella cattolica. Questa scelta è stata fatta in nome del rispetto di quei valori che il Bar sostiene da sempre e che fanno parte della nostra identità culturale. 
Da tutelare e tramandare.

Attorno a questo evento c’è sempre grande interesse, già dalle audizioni. Alla finale partecipano tutti, compreso le più alte autorità del posto: il prete, il postino e il farmacista. La manifestazione viene aperta dall’esibizione della banda musicale di ‘Arturo che suona il tamburo’ e tutta la serata viene inoltre trasmessa in diretta dalla tv locale, anche se parte dell’audio originale viene sostituito dalla programmazione di Radio Maria (quando suona Arturo).
L’ultima edizione, quella di gennaio, è stata vinta da Nocciolino, con un moccolo della durata di 34 secondi, finemente elaborato e complesso, che comprendeva, fra un improperio e l’altro, le divinità classiche, 12 santi e qualche sacramento. Lui è uno dei migliori da sempre, ma non aveva mai vinto. In questa occasione ha però combinato a questa l’altra sua passione, quella alcolica. Pare infatti che, diversamente dalle persone normali, che hanno nel corpo il 75% di acqua, il suo sia formato per il 50% di vino, per lo più Tavernello, e per il 25% di sambuca.
Così si è sparato un litro di questa miscela prima dell’esibizione, liberando quindi la sua orazione dentro una fiatata alcolica dall’impatto devastante. Pare che nel raggio di 15 km, la gente sia fuggita dalle chiese in preda al panico, i crocefissi si siano girati contro il muro per nascondersi e le ostie siano scappate rotolando da tutti i cibori.
A un giornalista locale raccontò poi che aveva provato quella bestemmia nel suo negozio di pesce surgelato e che molti pesci erano tornati a vivere. Ma poi si seppe che non era vero e che lo disse sotto l’effetto della sambuca.
Quando lo hanno proclamato vincitore, il Nocciolo era talmente emozionato e confuso che si è lasciato scappare un «Madonnina santa di Gesù!» che purtroppo si è sentito distintamente.
Però lo abbiamo perdonato subito.

 

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Il verso dell’orso – Bramiti, rugli e bischerate (2018)