Articoli marcati con tag ‘Gaber’

Quando moda è moda

Io non ho studiato molto, e sono ignorante come una scarpa. Quello che so e che sono, o avrei voluto essere, e quello che non avrei voluto diventare mai, l’ho scoperto, appunto, consumando la suola.
In questo viaggio Gaber è stato Maestro, Fratello e Amico come nessuno. E il fatto che non abbia potuto conoscerlo e frequentarlo come avrei voluto, ma solo attraverso il suo Teatro e le sue canzoni, è solo un dettaglio che non cambia niente. Mi manca tantissimo.
Questo è un video che ho montato qualche anno fa per lo spettacolo di Andrea “Gaber se fosse Gaber” con foto della Fondazione Gaber. Alcune però sono di Andrea stesso, scattate tanti anni fa a Fiesole in una fantastica e indimenticabile serata di Teatro Canzone, con una mitica Pentax MX che custodisco ancora gelosamente anche solo per questo motivo. Andrea non è fotografo, ma questi scatti, che in rete hanno “scippato” un po’ tutti, sono bellissimi: la prova di un momento di grazia.
A questo video sono molto affezionato, per evidenti motivi; “Quando è moda è moda” è una delle Canzoni Perfette nella playlist della mia vita e la dedico a tutte le teste di cazzo che ci hanno fatto credere di voler cambiare il mondo, ma non aspettavano altro che fosse il mondo a cambiare loro.

Il Signor G

Questo é un commento su un bellissimo post dedicato a Gaber, pubblicato su un altro blog.

Leggerti é un piacere. Sempre. Ma quando parli di Gaber é anche molto di più. E’ vivere il ricordo, amaro e dolce, di passioni e incazzature, di un Maestro che non c’é più. E se questo riaccende ancora una volta il dolore  per averlo perso, quel nervo scoperto che da quel giorno maledetto non si rimargina più, pazienza. E’ un prezzo che pago volentieri. Qualsiasi cosa sarà meglio del marcire nel buco nero dove questo paese é sprofondato.
Potrei parlare di Gaber per ore e ore, l’ho visto spesso e conosciuto un pò, e, a differenza di altri “miti giovanili”, é rimasto tale anche dopo. E’ sempre stato il Signor G, l’Amico e Maestro che tutti vorremmo avere e di cui abbiamo, o avremmo, bisogno. Era l’Appartenenza, il non sentirsi soli, fare parte di Qualcosa.
Potrei parlarne, e mi piacerebbe, ma non ho le tue capacità di scrivere e descrivere e non aggiungerei niente ai ritratti che, nel corso degli anni, hai saputo farne in maniera splendida. Ricordo con emozione il tuo capitolo dedicato a G nel tuo secondo libro, quel “c’é tempo”, piccola perla che avrebbe meritato migliore fortuna. L’ho letto e riletto molte volte e ogni volta, un brivido, un’emozione, una lacrima. Qualcosa che scalda il cuore. Forse sono io che me le vado a cercare con una punta di masochismo, come quando ascolto, e riascolto, Qualcuno era Comunista, ma per me é una forma di difesa, come il Vicodin per House. Lenisce il dolore provocandolo.
Se la Gelmini lo avesse visto a teatro, se sapesse di lui qualcosa che non siano le merendine di Mollica, non riuscirebbe nemmeno a parlarne senza sentirsi in colpa. Lei e i suoi con Gaber non c’entrano niente, vogliono solo disinnescarlo raccontandoci Porta Romana e Non arrossire.
Ma portaromanaunasega! Gaber era Spirito e Pensiero Liberi, era tutto quello che le marionette ammaestrate del burattinaio non hanno e non riuscirebbero nemmeno a capire.
Ma finchè esisteranno quelli come te, e come gli altri di questo blog, finchè esisteranno uomini che coltiveranno il rispetto per sè stessi e per gli altri, che avranno la capacità di provare a capire e di indignarsi ancora, vuol dire che il Signor G starà ancora stringendo i pugni.
E noi con lui.

Orso Grigio
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