La staffetta

Nell’ultimo secolo, in questo paese, ogni generazione ha colpevolizzato la precedente accusandola di aver permesso la nascita di figure politiche, partiti e governi che, anche quando non hanno portato morte e distruzione, hanno devastato il paese e non sono mai stati davvero dalla parte dei cittadini, al di là di parole con le quali ci hanno preso bene bene per il culo, come “democrazia”. Sì, di stocazzo.

Dalla nascita del regime fascista di mussolini, passando per la balena bianca di andreotti, il socialismo glamour di craxi, l’abbaglio di berlusconi, fino ad arrivare allo sbruffone dei giorni nostri, il più assurdo di tutti. Un ridicolo Bignami di tutti gli altri.
E ogni volta, a quelli che venivano dopo, pareva impossibile aver lasciato il paese nelle mani di certe macchiette buone per il cabaret, il manicomio e la galera ma alle quali il buonsenso avrebbe suggerito di non affidare nemmeno un carrello della spesa, ovviamente vuoto, visto che si sono rubati anche l’aria da respirare. La nostra.
Non solo. Ma perseveriamo negli errori. Come per i ripescaggi di berlusconi e prodi, e solo perché fanfani ormai è decomposto. Come se venticinque anni, una generazione intera appunto, non fossero bastati a capire, come se la nostra attrazione per l’orrido non possa mai avere fine.

In passato c’erano giustificazioni: l’ignoranza, su tutte, e con lei la difficoltà di organizzarsi e reagire. E poi la mancanza di un’informazione che non fosse pilotata dal regime. Ma oggi? Che scusa abbiamo oggi? Abbiamo studiato, sappiamo tutto, vediamo le cose, potremmo prevederle con le nostre conoscenze. Lo avevamo visto in faccia, renzie. Di cos’altro avevamo bisogno per capire tutto?
E invece.

Continuiamo a passarci, in questa staffetta generazionale, un testimone di vuoto mentale, opportunismo e pavidità. 
E’ la nostra realtà. E’ quello che siamo: un popolo di merda. E non abbiamo alibi, nessuna scusa. Crediamo che trasgredire sia passare col rosso scrivendo un sms o tatuarsi addosso le frasi del Che. Ormai abbiamo più tatuaggi che neuroni. E siamo convinti di cambiare le cose con i nostri post colorati su facebook, masturbati su un telefonino di merda sorseggiando uno spritz al Bar Casablanca.
Ma la vera trasgressione è pensare. E le cose si cambiano in strada, in piazza. Col sacrificio, la passione, la coerenza. Il coraggio, cazzo!
Tutte cose che ci mancano. Da sempre.

Le infradito e gli avvoltoi

Le infradito provano, in modo scientifico e definitivo, che l’uomo discende dalla scimmia, anche se poi la scimmia si è evoluta di più.
Si abbinano inoltre, perfettamente, alla stagione più di merda che potesse essere concepita: l’estate, con i suoi troppi troppo: caldo, luce, sole, gente che non si può guardare. La loro ostentazione ne indica infatti orribilmente la presenza.
Come gli avvoltoi quella delle carogne putrefatte.

La gara di bestemmie


Al Bar di Montione si tiene ogni anno la gara di bestemmie. Due edizioni, gennaio e luglio.
Quello per la bestemmia (moccolo, lupa, sacramento, litania, canchero, vituperio, ecc.) è un culto molto sentito dalle nostre parti. Nascono da sole. Come le canzoni e le scorregge.
La manifestazione è nata per questo: valorizzare i talenti nel rispetto della tradizione.
Una specie di X-Factor.

La giuria è formata dal Clava, dal Patata e dal Ciampino. Vengono tutti dalla “Gara dei Rutti” che si teneva a Pieve a Ranco, ma che, ormai, per volere del prete, non si fa più. Le cose belle finiscono.
Può partecipare chiunque, ci sono le selezioni e poi c’è la gara vera e propria.
Fra loro, qualcuno è professionista. Fornisce consulenze e si esibisce dietro compenso per quelli che non padroneggiano bene questa forma di espressione o la ritengono disdicevole. Per esempio, ti entra un vecchio in rotatoria contromano, o trovi la moglie a letto col vicino (o anche solo trovi la moglie), e non ti vengono le parole giuste? Vai da lui, gli esponi il problema, lui si concentra e libera nell’aere litanie che farebbero allertare la contraerea del Vaticano. Tu le ascolti, le impari come una preghiera, e poi ogni notte, nella tua cameretta, accanto alla foto di Padre Pio, ci metti sotto un po’ di musica e ti fai il tuo bel karaoke. E’ catartico.
La maggior parte, però, sono amatori. Lo fanno per passione. Come colonna sonora per qualsiasi stato d’animo. Che sia rabbia, dolore o felicità, quell’intercalare sarà lenitivo o gratificante.

L’audizione, e poi l’esibizione, hanno poche e semplici regole.
Ce ne sono solo tre da rispettare. La prima è che la declamazione avvenga in unica espirazione, senza mai riprendere fiato, la seconda che non contenga ripetizioni di alcun tipo, ne’ per l’epiteto ne’ per il destinatario, e la terza che non vengano usate figure retoriche in sostituzione degli originali. Capita infatti di sentire termini come “madosca”, “maremma” o “zio” ed è francamente inaccettabile.
In caso di trasgressione è prevista l’eliminazione diretta.

Il concorrente entra, si presenta, parla un po’ di se’, dove bestemmia, come ha imparato, il posto più strano dove l’ha fatto, quand’è stata l’ultima volta, se i genitori lo hanno ostacolato a cinghiate, le solite domande.
Poi si concentra, le luci si abbassano e intorno si fa silenzio. Prende fiato e libera la sua orazione.
Per le performance c’è chi si ispira al mondo animale, per lo più suini e rettili, chi a quello sessuale, chi a entrambi con ardite combinazioni. Ma si va anche oltre, si scoprono termini nuovi, legati all’attualità, in una continua ricerca evolutiva del linguaggio.
Gli epiteti scelti vengono quindi rivolti o associati a figure e simboli legati al mondo della religione, e sono proprio la forza e l’impatto emotivo di questi abbinamenti a determinare le preferenze della giuria. Più che la ricercatezza linguistica e il mero esercizio di stile, sono richieste fantasia e creatività. E’ lì che risiede il talento.
La sola religione ammessa è quella cattolica. Questa scelta è stata fatta in nome del rispetto di quei valori che il Bar sostiene da sempre e che fanno parte della nostra identità culturale. Da tutelare e tramandare. 

Attorno a questo evento c’è sempre grande interesse, già dalle audizioni. Alla finale partecipano tutti, compreso le più alte autorità del posto: il prete, il postino e il farmacista. La manifestazione viene aperta dall’esibizione della banda musicale di  “Arturo che suona il tamburo” e tutta la serata viene inoltre trasmessa in diretta dalla tv locale, anche se parte dell’audio originale viene sostituito dalla programmazione di Radio Maria (quando suona Arturo).

L’ultima edizione, quella di gennaio, è stata vinta da Nocciolino, con un moccolo della durata di 34 secondi, finemente elaborato e complesso, che comprendeva, fra un improperio e l’altro, le divinità classiche, 12 santi e qualche sacramento. Lui è uno dei migliori da sempre, ma non aveva mai vinto. In questa occasione ha però combinato a questa l’altra sua passione, quella alcolica. Pare infatti che, diversamente dalle persone normali, che hanno nel corpo il 75% di acqua, il suo sia formato per il 50% di vino, per lo più Tavernello, e per il 25% di sambuca.
Così si è sparato un litro di questa miscela prima dell’esibizione, liberando quindi la sua orazione dentro una fiatata alcolica dall’impatto devastante. Pare che nel raggio di 15 km, la gente sia fuggita dalle chiese in preda al panico, i crocefissi si siano girati contro il muro per nascondersi e le ostie siano scappate rotolando da tutti i cibori.
A un giornalista locale raccontò poi che aveva provato quella bestemmia nel suo negozio di pesce surgelato e che molti pesci erano tornati a vivere. Ma poi si seppe che non era vero e che lo disse sotto l’effetto della sambuca.

Quando lo hanno proclamato vincitore, il Nocciolo era talmente emozionato e confuso che si è lasciato scappare un “Madonnina santa di Gesù” che purtroppo si è sentito distintamente.
Però lo abbiamo perdonato subito.

 

Porte e portoni

Quella della porta che si chiude e che dopo si aprirebbe un portone è una variante laica del “beati gli ultimi”. Comprende anche piccole derivate, tipo “chiodo scaccia chiodo”, “morto un papa…”
Modi di dire che si usano per consolare dopo una delusione, una sconfitta, un lavoro che non c’è più, un amico che se ne va. Perfino per la salute persa, come se in quel caso potesse esserci un portone diverso da quello della cappella mortuaria.
Ma soprattutto è perfetta per una storia d’amore che finisce.
E’ una puttanata. Come la versione originale, quella cattolica.
Se una porta si chiude sei fuori. Non entri più. E degli altri portoni che si aprono su nuovi e meravigliosi mondi incantati, degli altri chiodi da scacciare o dei nuovi papi da adorare, te ne sbatti i coglioni.
Perché era quella, la tua porta. E’ quella, casa tua.
Punto.

Le primarie del pd

Domani, un manipolo di impavidi entrerà in azione per scrivere una pagina di storia.
Truppe cammellate, abilmente addestrate dal regime, verranno inviate a compiere una missione suicida: distruggere il pd consegnandolo al suo carnefice, uno spregiudicato e abile sbruffone, capace come pochi di istigare al sacrificio i propri seguaci pur di abbattere qualsiasi ostacolo si frapponga fra lui e il suo delirio di onnipotenza.
Dette truppe, formate da soggetti apparentemente innocui, ma in realtà vere e proprie macchine da guerra, si muoveranno all’alba. Gli eroi, sprezzanti del pericolo, assumeranno dosi massicce di diuretici e betabloccanti, indosseranno il pannolone tattico d’ordinanza, e si sposteranno sui luoghi dell’azione alla guida di anonime panda verdi. Avranno inoltre il supporto logistico di camionette fornite da CGIL, gruppo di infiltrati operativo da tempo, molto pericoloso.
Sul campo verranno poi assoldati mercenari provenienti da tutto il mondo che, con il loro sacrificio, assicureranno il successo della missione.
La data è solenne. La decisione ferale.
Ma la vastità inesausta di questi tempi di merda andava ribadita con un atto di forza.
E qualcuno doveva farlo.

Non fate figli

Poi non lo dirò più: non fate figli. Pensate a loro, non a voi, e lasciateli dove sono, in attesa di un mondo migliore di questo.
E se li avete, per evitare che si ammalino o quando lo sono già, portateli dal medico. E fidatevi di lui. E se non vi fidate, portateli da un altro. E da un altro ancora, cazzo!
I figli non sono di chi li fa o di chi se li fa fare, come fossero un grazioso monile da esibire. I figli sono di loro stessi, e poi di tutti noi, della comunità, anche miei. E io, quando viene fatto del male ai miei bambini, mi incazzo come una bestia feroce quando si incazza. Voi li dovete curare, proteggere con la vostra vita, farli crescere bene. Ma non siete i loro padroni. Certo, dovrete fare delle scelte al loro posto, ma in quei casi chiedetevi cosa farebbero loro, se potessero scegliere. Se si fiderebbero della vostra ignoranza, o della vostra cultura un tanto al chilo, peggio dell’ignoranza stessa, o se accetterebbero invece l’aiuto di qualcuno che ne sa di più.
Io non giudico, non ho certezze e non ho risposte. Solo dubbi e domande che generano altri dubbi.
Ma la strada è segnata, ed è quella della scienza e della medicina, e soprattutto del buon senso. Diamoci da fare per migliorarla, semmai, renderla più facilmente percorribile da tutti, ed evitare che a gestirla siano le multinazionali o qualche testa di cazzo senza scrupoli.
Lo dico agli adepti dell’omeopatia, ai laureati in statistica (?!?), ai testimoni di Geova, ai seguaci delle diete paranormali, e a tutti quelli del “famolo strano”.
Ecco, fatelo strano quanto volete, ma sulla vostra pelle, non su quella di piccole creature che non possono nemmeno mandarvi affanculo. Le vostre colpe scontatele da soli.
Nel dubbio, fate come quando correte dal veterinario perché il gattino ha la cacarella.
E a quelli laureati in statistica, che la sanno lunga e mediamente ponderata, chiedo: come si quantifica lo scostamento laterale mediano, in percentuale asettica al netto del processo di neurasi, dopo aver esaminato un campione derivato angolare, e dovendolo poi rappresentare in un diagramma perifrasico decimale, fra una retta e un vaffanculo?

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