31/12/2010: Fine del viaggio


Ho passato in Poste Italiane 35 anni. Il poeta direbbe “i migliori della nostra vita”. E avrebbe ragione.
A questa Azienda ho dato tempo, energie e salute. In cambio di uno stipendio meno che dignitoso, nessuna gratificazione, una pensione che non basterà e un invito ad andarmene perché non servo più. Grazioso e gentile, come un riccio nelle mutande. Arrivederci e grazie.
Messa così il bilancio non sembra favorevole.
E infatti non lo è. Pazienza.
Trentacinque anni, abbastanza per poterne parlare. E abbastanza per provare sentimenti e stati d’animo fra quelli che a ognuno di noi tocca di conoscere; alcuni li sapevo già, ma altri, quando ho cominciato e avevo solo 23 anni, non credevo nemmeno che esistessero; dai più nobili ai peggiori, dai più piacevoli a quelli che fanno più male fino al dolore più grande, quello per la morte che arriva sempre troppo presto.
Questo è il mio saluto ai compagni di un viaggio che per me finisce qui. Spesso solo colleghi con i quali non ho legato mai, ma qualche volta amici, o presunti tali, o che avrebbero potuto diventarlo del tutto e non è successo perché l’amicizia è una cosa complicata, difficile. E, come l’amore, è anche questione di pelle e di odori.
Con qualcuno, soprattutto con i miei capi, ho avuto rapporti difficili e non ho fatto niente per evitarlo. Sarebbe bastato poco, ma poco non era, perché certi opportunismi di comodo, la falsità ipocrita di chi non ha il coraggio delle proprie idee e il buonismo dei sorrisi finti non mi appartengono. Li lascio volentieri alla politica, a chi detiene il potere o ha paura di perderlo, e a quelli che hanno ambizioni maggiori delle mie.
Io ho solo cercato di essere me stesso e di dare il meglio, nel lavoro e nei rapporti con gli altri; con tutti sono stato onesto e leale, perché me lo impongono il mio codice morale e i valori in cui credo e per i quali alla fine sarà valsa la pena vivere.
Onesto e leale. Sempre. Anche quando il buon senso avrebbe consigliato scelte diverse, anche quando quello che ho fatto o detto sarebbe stato opportuno non farlo o non dirlo. Con tutti, anche con loro, i capi, anche se non li ritenevo all’altezza delle loro responsabilità (è capitato spesso), inadeguati al loro ruolo o del tutto incompetenti e con troppi favori da ricambiare a renderli deboli e pavidi oltre il lecito. E se il mio atteggiamento spesso critico e quasi mai accomodante mi è costato una “carriera” mai nata e parecchie simpatie in meno, ancora pazienza. Non c’erano dubbi che sarebbe stato così e che il mio meglio non sarebbe bastato. Tanto, se anche avessi saputo fare il triplo salto mortale carpiato capovolto laterale sotto vuoto e ottimizzato al centro, se avessi saputo moltiplicare pani e companatici o conosciuto la formula magica del monopolio globale a favore di Poste Italiane che ci avesse garantito lunga vita e rock’n’roll, non sarebbe bastato lo stesso a crearmi un’opportunità. Nessuno se ne sarebbe accorto e comunque a nessuno sarebbe fregato niente. Era la mia “testolina rossa” che non andava bene, era che se qualcosa mi sembrava sbagliato lo dicevo e mi sembrava perfino normale. Ma i capi hanno bisogno di consenso, un pensiero diverso li mette in difficoltà, li costringe a dubitare dell’infallibilità delle loro idee o di quelle che gli impongono di avere.
Succede anche ai piani più alti. Con loro la testa andrebbe chinata, non usata, e io non l’ho fatto mai. E infatti non sono arrivato da nessuna parte, ma ci sono arrivato da solo.
Va bene così, niente e nessuno da ringraziare.
Questo è un posto dove il merito non conta, ammesso che nel mondo ce ne sia uno. Con buona pace dei Brunetta di turno e dei loro proclami in favore di telecamera. Conta altro: la simpatia, il cognome, l’altezza della gonna, il meteo. Ma più di tutto conta l’imprimatur del potere, il suggello dei politici più in voga del momento. O dei sindacalisti, destra o sinistra cambia poco. Proprio loro, quelli che dal difendere gli interessi dei lavoratori (se mai l’hanno fatto davvero) sono passati alla concertazione e poi alla cogestione, perché il passo è breve e il confine è così sottile da non vedersi neanche più. Altrimenti non si spiegherebbe perché molti di loro finiscano col fare carriera in Azienda fino a diventarne perfino Presidenti con tanto di stipendi milionari.
Come se Di Pietro venisse nominato Ministro della Giustizia nel governo Berlusconi.
Terza pazienza.
Fino a qualche anno fa, al solo pensiero di andarmene avrei fatto i fuochi d’artificio dalle orecchie, ma adesso è diverso. Sono diverso io. Adesso vivo questo momento come qualcosa che finisce e non come una nuova opportunità che prende vita. Come se per una nuova opportunità non ci fossero più il tempo ne’ la voglia. Pazienza anche per questo. Come diceva un mio amico “ormai ce le siamo fatte le fotografie”.
Poste non mi mancherà, ne’ io a Poste. E non mancherò a voi, ne’ voi a me.
Perfetto, andarsene sembra facile. Ma non lo é: le eccezioni si mettono di traverso, i compagni di viaggio diventati amici rovinano tutto. Se lasciassi solo dei colleghi me la caverei con un’altra pazienza, ma qui si tratta di rapporti umani, di vittorie e sconfitte, di risate e di pianti e di tutto il resto che c’è nel pacco dono della vita e che in questi anni abbiamo provato, vissuto e condiviso insieme. E se alcuni ricordi sono già lontani, le emozioni sono ancora le stesse, perché certe cose il tempo non le cambia. Ci può violentare, schiantare il cuore, ci può battere e abbattere ma non può niente contro la nostra memoria.
Per voi ho qualcosa di meglio della pazienza, oltre alla malinconia delle gocce sulla tastiera: ho la mia gratitudine per questi anni insieme e tutto l’affetto che mi riesce di provare.
Perché, se anche non è stato un bel viaggio, era pur sempre quello del mio tempo migliore.
Abbiate cura di voi.
Buona vita a tutti.

Luciano

“Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginare:

Ministeri delle Poste trasformarsi in Enti Pubblici Economici (che?) e poi in Società per (no, le Azioni non c’erano), e ogni volta a fare la magia erano gli stessi prestigiatori che distruggevano e ricreavano perché tutto cambiasse per rimanere com’era (Gattopardo docet); così, mentre prima i ministri e i dirigenti venivano nominati dalla politica, dopo ogni abracadabra le nomine dei nuovi amministratori delegati usciti dal cilindro e degli altri dirigenti (i dirigenti devono essere tanti perché il trucco funzioni), venivano fatte sempre dalla politica (?) però d’accordo col sindacato (ah, ecco!); e mentre prima il tutto era dello Stato, dopo é rimasto dello Stato. Op-là! E così ancora non si sa se siamo pubblico o privato. Per fortuna nel 2011 l’arcano sarà svelato (ma anche no)

Ho visto promesse di motorini in cambio di una tessera sindacale, e subito partire il primo ‘vaffanculo‘ di una discreta serie; e ho visto chiedere, a un concorso interno, qual’era il fiume più lungo d’Italia a quelli che avrebbero dovuto vincerlo, e quali fossero invece i laghi con la maggiore quantità di ghiaia depositata sul fondo a chi non era nell’elenco dei nominati (da quelli dei motorini, ovviamente)

Ho visto il Boris, il Clava, il Nocciolo, il Saracca e tutti gli altri perché ‘barullavano tutti lì’; e ho visto passare dalla vanga alla penna biro con troppa disinvoltura, ‘non so se me so reso conto’

Ho visto che eravamo una bella squadra

Ho visto pensionati baby e lavoratori anziani, e i primi guadagnare di più

Ho visto l’informatica creare un sacco di posti di lavoro; in tre per ogni postazione in attesa che si manifestasse Geronimo, che neanche per il sangue di San Gennaro

Ho visto usare termini inglesi di cui nessuno immaginava nemmeno l’esistenza ne’ tantomeno il significato, ma che andavano come il pane, e poi, awanagana,  erano così trendy…

Ho visto che, dopo essere stato querelato per avere denunciato una cosa evidente a tutti, un giudice mi ha dato ragione (evvai!)

Ho visto mobilitazioni sindacali di massa per difendere gli interessi di pochi e udito fastidiosi silenzi per i problemi di molti (ma dai, possibile?)

Ho visto elargire premi ad personam agli amanti, ma poi, per fortuna dello Stato e di noi tutti, gli amori finiscono (no, i soldi restano)

Ho visto omini in posa che raccontavano novelle di utili a due cifre e conosciuto invece una realtà di rinnovi contrattuali a una sola (e bassa parecchio), e ho capito che le due cose avevano il loro perché

Ho visto contratti vantaggiosi per i lavoratori (no, non li ho visti. Scherzavo…); però ho visto stipendi da cinque milioni  l’anno (cribbio!) che uno di noi per guadagnarli dovrebbe aver cominciato a lavorare ai tempi di Ramsete II (fidatevi, ho fatto i conti)

Ho visto carriere fulminanti così fulminanti che chi le ha fatte ancora non lo sa, e ne ho viste così lente, ma così lente, realizzarsi solo dopo la pensione (questa è difficile anche da capire, lo so)

Ho visto dirigenti postali spedire le proprie lettere con un corriere privato perché non si fidavano delle poste (cioè di se stessi) e non avevano neanche torto (a non fidarsi di se stessi, ovviamente); e ho visto anche un gestore di telefonia mobile usare apparecchi e linee di un altro (o questa?)

Ho visto lavori improponibili spacciati per buoni, fidando sul fatto che chi doveva valutarli non si sarebbe accorto della differenza, perché ‘tanto fa suonargli un corno che un violino’ (cit.)

Ho visto che non ero io a perdere un’occasione

Ho visto collaboratori guadagnare molto meno dei propri responsabili facendo molto di più, e  facendolo meglio, ma ho visto anche portalettere guadagnare più dei loro direttori, facendo molto di meno; ma soprattutto ho visto quelli che in questo giochino erano sempre dalla parte sbagliata

Ho visto tanti chiedere le stesse cose, ma pochi a cui interessavano davvero, e ho visto bla-bla-bla la qualità, che però non fregava niente a nessuno

Ho visto fior di laureati (beh, insomma…) che non hanno ancora capito come funziona l’ ‘h’ del verbo avere, quando si usa e dove si deve mettere e che, fidandosi troppo del 50% delle probabilità di indovinare, sbagliavano regolarmente; e ho visto incolonnare numeri in excel e poi sommarli a mano con una calcolatrice (è vero, l’ho visto)

Ho visto tanti aspiranti Kiurko (quello che, per suo ordine, ‘alle nove tutti a letto’), ma anche chi non aveva affatto sonno

Ho visto che forse non era il caso di mettersi a giocare alle banche, visto che c’era un lavoro che sapevamo fare meglio e ‘tutto un mondo intorno che gira ogni giorno’ (cit.)

Ho visto vezzeggiare i nomi in ‘ino’ senza capirne la ragione (ma una ragione c’era)

Ho visto costosissime task-force inviate in supporto di direttori inadeguati, ma non ho visto il coraggio di rimuoverli o sostituirli con qualcuno più capace e così ho scoperto che il coraggio non lo vendono all’Ikea

Ho visto premi di risultato promessi con pompose lettere ufficiali, e poi negati senza nemmeno una parola di spiegazione; e ho pensato che in effetti non era facile da spiegare che uno degli obiettivi, quello sulla riduzione dell’assenteismo, non avrebbe mai potuto essere  raggiunto perché fra gli assenteisti erano compresi i malati di tumore e i trapiantati di cuore ricoverati in ospedale (ganzo!)

Ho visto quadri così orribili che non c’é muro abbastanza cadente ne’ catapecchia così brutta dove poterli attaccare; ma soprattutto ho visto un’intera classe dirigente e sindacale che ‘peggio che da noi solo in Uganda’ (cit.)

Ho visto anche un manicomio vero, dove però erano più normali di quelli visti qui, e soprattutto più simpatici

Ho visto orsi e montanari dialogare poco

Ho visto che chi sbaglia pagano gli altri e ho visto tutte le nefandezze, i soprusi, le ingiustizie e l’indecenza che ci sono anche negli altri film in programmazione sulla terra, perché gli attori non sono quasi mai all’altezza della loro parte, protagonisti o comparse che siano

Ho visto, cioé non ho visto nemmeno uno straccio di saluto, per l’ultima pazienza e ancora un  ‘vaffanculo’

Ma ho visto anche belle persone.

E tutto questo andrà perduto nel tempo, come la pensione prima della fine del mese.
E’ tempo di levarsi dalle palle.”

65 Commenti a “31/12/2010: Fine del viaggio”

  • elena barelli:

    ciao Luciano!!!!semplicita’….coerenza….umanita’…in poste italiane ho conosciuto un grande uomo che ha tutte queste caratteristiche…sei tu!!!questo basta!!un bacio

  • Paola:

    Solo oggi riesco a scriverti. Non trovo le parole per dirti quanto sei bravo! Potresti davvero integrare la pensione scrivendo. Sei riuscito a mettere in parole quello che anch’io penso: mi hai fatto commuovere, riflettere, incavolare,ridere…Io non frequento i blog e non lo faccio perché sono gelosissima della mia privacy. Per te ho fatto volentieri l’unica eccezione. Te lo meritavi. Bacioni.

  • Luciano Scanzi:

    Ho inviato questo link all’ad di Poste, ai miei ex “capi” e a molti dei miei colleghi/Amici, almeno quelli di cui ricordavo la @, ma presumo che pochi di loro abbiano letto e quasi nessuno se l’é sentita di lasciare un commento, qualsiasi commento.
    A quei pochi che l’hanno fatto, sul blog o privatamente, grazie.
    E grazie ai lettori e amici di Andrea, “dirottati” su questa pagina, i cui commenti sono stati fin troppo lusinghieri. Io non cercavo il consenso ne’ l’applauso, non l’ho fatto neanche quando avrei potuto, ma sarei ipocrita se dicessi che le vostre parole mi hanno lasciato indifferente. Mi avete commosso, eccome.
    Ancora grazie a tutti. Di cuore.
    Un abbraccio,
    L.

  • Flavio A.:

    Molto bello Sig. Scanzi.
    Suo figlio non poteva che esser figlio Suo.
    Grazie.

  • Clori:

    Io invece non lascerò commenti.
    Quello che penso non hai bisogno che te lo scriva su un blog.
    Un abbraccio
    C

  • antonio:

    Come sempre critico. Dal 01/01/2011 goditi la vita e quelle gioie che non si sono potute cogliere, assaporare ,ecc. in quei 35 anni dedicati a……
    un abbraccio
    Antonio

  • D.:

    Condivido molto ma non condivido tutto.
    Un abbraccio e tanti auguri.
    D.

  • A.:

    Pur se non in modo “totalitario”, condivido la tua amarezza, il tuo stupore di fronte a certe logiche perverse ormai note ai più, il tuo ostinato non rassegnarsi davanti a tanta inadeguatezza e ingiustizia….e pure condivido il rispetto e l’affetto per chi – permettendomi di aggiungere, senza per questo pretendere di far parte di essi, che non sono poi così tanto pochi – porta sul luogo di lavoro semplicemente se stesso, la sua onestà, i suoi valori, insieme ai suoi difetti e ai suoi umani limiti.
    Di una cosa sono assolutamente certa: le persone come te, i cui orizzonti non hanno confini, sono i veri cittadini del mondo e il loro viaggio non avrà mai fine !
    Un caro e sinceramente affettuoso saluto,
    A.

  • M.:

    Ho letto il tuo articolo sul blog con emozione sempre crescente…fino a che mi sono riconosciuto nelle tue parole.
    Non so che altro dirti…spero, per Te… e per Me, che la vita riservi delle sorprese…che si possa dire “bello!” invece di “Pazienza”…..che non sia solo tempo perso…che non sia solo il tempo delle merde….e che la speranza non sia solo un’illusione…
    Un caro saluto.

  • S.:

    Non ci posso credere, il meglio pezzo se ne va a stare meglio?
    Cosa dire…. Ti faccio i miei migliori auguri di buon proseguimento sei finalmente libero dal sistema!

  • cristina:

    LUUUCIAANOOO!!!
    Chissà se qualcuno ti chiama ancora in quel modo buffo come facevamo con Stefania. Beh, io è così che ti ricordo, inerpicandomi per quelle scale strette per vedere quale altro marchingegno o nuova invenzione animava il tuo laboratorio e faceva sorridere i tuoi occhi.
    Ad Andrea non scrivo mai, tanto srive lui per tutti noi!!! In realtà non scrivo mai a nessuno ma con te non ho saputo resistere. E’ da così tanto tempo che non ci vediamo ma se mi volto indietro sei una delle persone che mi mancano di più del mio passato.
    Mi hai insegnato molto e ritrovo tutto nelle tue parole.
    Hai ancora tanto da dare, tu e la tua soffitta.
    Adesso mi fermo, scrivere così tanto potrebbe farmi male!
    Ti abbraccio, come se il tempo non fosse mai passato.
    Cristina

  • valentina:

    La prima volta che lascio un commento in un blog e mai avrei pensato che sarebbe stato per te!!!
    Non voglio essere retorica e dire che adesso ti puoi godere la vita, lontano dal lavoro e bla bla bla. So cosa hanno significato per te questi 35 anni e tutto il bene e male che quest’azienda ci dà. Ci sono dentro da abbastanza, ormai…
    Ma siccome so anche di stare dalla parte di quelli che avrai piacere di ricordare (e non solo perchè me lo hai detto tu), ti abbraccio davanti a tutti i lettori, veramente, ma veramente con tanto affetto.

  • Maria:

    COMPLIMENTI PER IL SUO STREPITOSO CORAGGIO…VERAMENTE MITICO!!!!

  • Laura:

    splendido pezzo davvero…ben scritto e sentito..!

  • Giuliano:

    Ne ho viste quante Lei, e potrei sottoscrivere ogni riga dell’elenco di idiozie porcate truffe e assurdità. E’ un azienda specchio del paese, quindi sostanzialmente marcia… Spero di riuscire a tenere ancora la schiena dritta e a cercare ( per quel che posso e con pochi risultati)di limitare i danni.
    Si goda la vita Sig. Scanzi, e cerchi di partecipare al funerale di qualche stronzo! …Saranno anche piccole, ma sono soddisfazioni… La vinazza per rallegrarsi, qualore Le interessasse, può sempre chiederla al figliolo. E complimenti per lo stile della scrittura
    Un abbraccio

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