De André canta De Andrè


Sono quasi sempre dubbioso verso quelli che hanno (o non hanno) successo “a prescindere”, per meriti (o demeriti) dati per scontati. Capita, per esempio, coi figli di papà.
E, in questo caso, che papà!
Cristiano, se fosse stato figlio del Cerini, per dirne uno, il successo l’avrebbe avuto di sicuro, più e meglio di come gli é capitato. Ma da lui ci si aspettava il quadruplo salto mortale senza rete, le cose meno che straordinarie non erano sufficienti. Essere musicista e strumentista con due palle così (cit.)  non sarebbe bastato per arrivare in cima, ma solo per un mediocre week-end da  mezza collina. Essere figlio di gli ha offerto opportunità che i figli di nessuno non avranno mai, ma poi il confronto con il padre l’avrebbe comunque massacrato.
Ma Cristiano é bravo di suo. E’ bravo davvero. E’ bravo lo stesso.

I pezzi sono conosciutissimi e bellissimi. Nessun dubbio su questo visto il materiale fra cui scegliere (confido in un volume 2). Arrangiamenti non diversissimi dagli originali, ma quanto basta per renderli ancora migliori e musicisti sicuramente all’altezza (ho ancora nel cuore la chitarra di Francone Mussida in Amico fragile ma anche questo ragazzino é un bel manico).
Qualche vetta (Se ti tagliassero a pezzetti, Verranno a chiederti del nostro amore e Amico fragile su tutte) e qualche versione minore (Il pescatore, Fiume Sand Creek) ma nel complesso un gran bel disco, che quando finisce ti viene da chiedere il bis, e poi un altro ancora.
Un operazione che a Cristiano, a cui magari non tutto va proprio benissimo,  potrebbe (paradossalmente) servire a ritrovare la propria dimensione.
Per quello che vale, in bocca al lupo!

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