La tombola di Montione


Fra le attività ricreative del Bar di Montione c’è la tombola di Natale.

Negli ultimi 72 anni l’ha sempre organizzata il Clava e non c’era motivo di cambiare, anche se il prete, ex segretario FGCI, ha insistito fino all’ultimo per ingaggiare Jim Messina.
Anche per l’estrazione dei numeri ci affideremo a lui, come sempre. E’ quello che beve meno e per questo il più affidabile. Distingue perfino il 6 dal 9. Si confonde solo col 69 ma, dopo un quarto d’ora che lo gira, capisce che è uguale. La pronuncia poi è impeccabile. Quando parla disarticola la clavicola e allunga il collo, assumendo una posa da discobolo, per far vibrare meglio la glottide, emettendo così suoni primordiali ma ben definiti. 
Al suo fianco ci sarà il Nocciolo, fresco vincitore della gara di bestemmie. Sarà la nostra “smorfia” e commenterà i numeri estratti, improvvisando da par suo, a suon di dicerie, battute, litanie e improperi. Così, un po’ alla cazzo.

I numeri li segniamo coi fagioli, all’antica, ma ci sono anche altri modi. Il Candela, per esempio, li segna con le caccole che conserva attaccate sotto il tavolo da un anno all’altro. Ne ha ancora perfino del ’79, ormai solidificate e classificate come fossili. Ciampino invece fa a memoria, e ogni tanto dice “sto” ma solo perché non ha ancora capito come funziona la tombola.
Normalmente, dopo una decina di numeri, quando via via qualcuno comincia a vincere, prima l’ambo poi il terno e tutto il resto, a quelle del Nocciolo seguono anche le litanie degli altri, quelli che stavano giusto per uno. Le lupe sono come le ciliegie, una tira l’altra. Per induzione.

Il monte premi è ricco e variegato. Per l’ambo si vincono due cartoni di Tavernello, e si festeggia brindando tutti assieme, per il terno tre cartoni, quattro per la quaterna e cinque per la cinquina. E ogni volta si gozzoviglia allegramente in compagnia, prendendone e bevendone tutti.
Alla tombola non ci arriviamo mai perché nel frattempo il grado alcolico ambientale ha raggiunto quello dell’interno di un caratello di vinsanto, al decimo anno di fermentazione.

Così la serata, pervasa ormai da afrori alcolici, finisce in musica. Con un concerto live di livello internazionale atteso da mesi. Quest’anno siamo riusciti ad avere una cover band dei Ricchi e Poveri: Alfio e la Marisa. Lui, giacca a righe da direttore di circo equestre e tintura al catrame selvatico, con le basette attaccate ai baffi e i capelli spalmati di grasso di cotica al posto del gel; lei, labbra gonfiate al Napalm, parrucca giallo paglierino di stoppa sintetica e stivali ascellari per contenere le vene varicose.
Hanno 146 anni in due, ma ne dimostrano al massimo 153.
Alfio suona la fisarmonica e Marisa fa i Ricchi e Poveri. Tutti e quattro. E’ la cover band originale, c’era già prima di quelli veri, e lei ha continuato a farli tutti anche dopo che è andata via la bionda. Forse nemmeno lo sa.

Ci si diverte tanto.

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