CUP

Una volta, quando un pezzente aveva bisogno della visita di uno specialista, e capita spesso visto che il pezzente è per natura molto cagionevole, andava al CUP con la richiesta, indicava il medico scelto, pagava il ticket, tirava due madonne perché c’era da aspettare qualche mese (il pezzente è volgare), aspettava i suddetti mesi e, se restava vivo o con ancora residui di vitalità, finalmente poteva raccontare i suoi cazzi a qualcuno ben disposto peraltro a sbattersene i coglioni. D’altra parte, nel suo stato di pezzente imperfetto e difettoso, non poteva pretendere di meglio. 
Ma era accettabile. Magari aveva il culo di imbattersi in un medico al quale importava qualcosa dei suoi problemi e stabiliva con lui un rapporto umano che poteva perfino giovare al suo stato di salute.
Dal 1 gennaio non si può più fare, almeno dalle mie parti. Prenoti al CUP, ticket, solita trafila, stessi inni al signore, ma senza scelta del medico. Prendi quello che ci trovi, che non sa un cazzo di te e nemmeno tanto tempo da perderci.
Tutto questo, tradotto, significa che se vuoi farti curare con almeno qualche speranza, devi frugarti in tasca e rivolgerti alla sanità privata o all’intramurale. 
Ma, visto che sei un pezzente e non te lo puoi permettere, devi rassegnarti, morire, e non rompere troppo i coglioni. 
Sperando che almeno la morte arrivi alla svelta. Come uno starnuto, un colpo di tosse, una scorreggia. Come un rutto in faccia a chi sta devastando la Sanità, oltre a tutto il resto. 
Broooottt! Morto.

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