I Prìncipi dell’Ordine della Fava

de-luca-640Vedi, de luca vincenzo (ho dovuto cercare il nome su Google, da quanto mi affascini) in quello show che hai tenuto ieri a beneficio di tutte le tv, sempre più avide di buffoni (lo fanno per gli ascolti), quello dove hai la faccia da vecchio duro anni trenta, o quaranta, o più semplicemente di merda come questi. Insomma, quello.
A un certo punto hai citato Eraclito (cazzo!) e hai parlato di autocontrollo, training autogeno (ri-cazzo) e il tuo pubblico è andato in visibilio. Grande! Scenografico, molto d’effetto.
Bravo! Ti avrebbe detto Clint Eastwood dopo aver sfilato il sigaro dalle labbra e sputacchiato tabacco.
Ma ti avrebbe preso per il culo, non sei il Colonnello.
Vedi, buon uomo, non immagini minimamente quanto devo controllarmi io, ma proprio non ti sfiora nemmeno un refolo sfiatato del sentore di quanto sono incazzato e, anche a proposito di citazioni, io, che sono ignorante, ne avrei un’altra meno dotta, ma della quale capisco il significato.

Hai presente “Il Gladiatore”? Come non conosci il cinema? Dai, non ti buttare giù. Cerca di seguire.
Commodo, imperatore di Roma è ostacolato nel suo potere da Massimo, il gladiatore appunto, al quale ha massacrato moglie e figlio. Per togliere di mezzo anche lui gli manda contro, nell’arena, avversari feroci e potentissimi. Ma Massimo è più forte, è cazzuto, mica un politicante bolso di merda, e vince lo scontro. Così Commodo, protetto dal suo esercito, non si sa mai, e roso di culo come pochi, scende nell’arena e lo provoca, parlandogli delle atrocità compiute sulla sua famiglia prima che venisse trucidata. Al suo primo accenno di reazione avrebbe indicato pollice verso e ottenuto l’approvazione del popolo (popolo dovresti capirlo, ma segui anche il resto).
Ma Massimo mantiene la calma, non è uno sbruffone qualsiasi, gli fumano, rimane forte, non accetta la rissa: non gli importa della sua vita, ma ha una vendetta da compiere. Così lo guarda e accennando un inchino che indicasse la sua sottomissione, gli dice “Il tempo degli onori presto sarà finito per te, Principe”. Da da da da dada (seee, sai una sega di musica, te).

Vedi, la forzatura di questa scena è che tu non sei un Principe, non gli somigli nemmeno. Sembri più uno Scaramacai , come ha detto uno più bravo di me. Ma Scaramacai era simpatico, buffo, aveva il 78 di scarpe, un garofano all’occhiello e una tuta a strisce colorate sotto un cappello a tuba alto mezzo metro. Faceva il pagliaccio del circo, aveva la faccia triste ed era buono. I bambini ridevano del suo aspetto ma lo adoravano. La tua invece è un’altra di quelle facce che bastava guardarla.
Ma il tuo tempo finirà lo stesso. E non ne resterà traccia. Come di una merda essiccata al sole.
E se ti hanno votato è solo perché il popolo non capisce una sega.
E’ quella la vostra vera fortuna, tua e di quelli come te: l’ignoranza del popolo, Prìncipi dell’Ordine della Fava.

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