Vincere

LucioNon mi sono mai fidato di voi. Nemmeno quando eravamo vivi, ai tempi delle rivolte studentesche e degli scioperi a pioggia, e sembrava tutto facile. Quando ci chiamavamo tutti compagni, una parola che però non mi è mai piaciuta: evocava uno schema, una divisa dentro la quale mi sentivo stretto già allora; l’ho usata poco, e sempre con disagio.
E parlavamo di giustizia, libertà, pace, equità sociale: cose così. E tutto sembrava possibile.
Ci ho creduto a quell’utopia. Ero certo che il mondo potesse essere migliore di così, ci sono arrivato vicino, mi è sembrato di toccarlo quel sogno.
A un attimo soltanto.
Ma io e voi eravamo diversi. Ho sempre pensato che dietro la vostra enfasi di facciata si nascondessero in realtà interessi molto meno nobili e soprattutto privati. E avevo ragione, anche se avrei preferito sbagliarmi. Mi è testimone il tempo che vi ha visto, mano a mano, accomodarvi nella vostra poltroncina ben retribuita, o mettere su la vostra fabbrichetta d’oro dove trattavate i vostri operai come pezzenti per sfruttarli e arricchirvi col nero, oppure alla guida di qualche associazione fasulla, ma funzionale al partito o al sindacato che pretendevate di rappresentare. Piccoli enti merenda per le vostre piccole ambizioni.
A voi di quegli ideali, di quelle parole, non importava. Era solo una finta. Eravate niente allora e non siete mai cresciuti.
Del Che vi piacevano le magliette per fare i fighi e rimorchiare, ma delle sue idee non avete capito un cazzo. Eravate quelli del Bar Casablanca, la Nikon gli occhiali… che tanto gli operai erano gli altri.
Il vostro orizzonte è sempre stato piatto. Non ci avreste nemmeno provato a salire più in alto o anche solo ad allungare il collo per seguirlo e provare a scorgere cosa ci fosse dall’altra parte. Volevate solo vincere, per essere più forti degli altri, per il potere, per il tenore della vostra vita, o anche solo per avercelo più lungo. Ma con chi o come vi importava poco.
Adesso siamo tutti di spalle che ce ne andiamo, all’ultimo giro di giostra: io  dopo una vita persa in un lavoro inutile per uno stipendio di merda, a combattere con i sensi di colpa e il dolore per tutto quello che non è stato, senza più speranza. Ma ancora in piedi. E ancora incazzato, con i miei sogni a scaldarmi e a farmi compagnia.
A voi invece è andata meglio: avete vinto. Finalmente. E chi se ne frega se per farlo avete dovuto accettare qualsiasi porcheria, essere governati da uno sbruffone, il vostro duce, che per primi  ha rottamato proprio voi tanto è sicuro del vostro rincoglionimento e del vostro voto, e dalla sua servitù, banda di yesman che dei problemi delle persone e della fatica che fanno per vivere non sanno un cazzo di niente.
Ma contava il risultato, e pazienza se decenni di sangue e conquiste andranno miseramente a puttana. Tanto a voi, chiusi nel vostro orticello, al riparo dentro la vostra corazza di egoismo, protetti dalle vostre pensioni di merda, di tutto questo vi importa ‘na sega.
Ora però provate a immaginarvi migliori e a chiedervi, frugando fra quei tre neuroni ancora accesi, se era proprio questo che volevate. Provate a rivedervi in un flash-back e domandatevi, brutte teste di cazzo, se era questo che intendevate per sinistra blaterando di un mondo migliore.
E ora la vostra vittoria raccontatela ai nipoti, ma non ditegli il resto, di quando eravate diversi. O credevate di esserlo.
Spero vi mandino affanculo.
Io lo faccio adesso. Col mio cuore malandato, ma che batte ancora forte.

 

32 Commenti a “Vincere”

  • Marco:

    Bellissimo. Penso rispecchi perfettamente il pensiero di molte persone con ideali di sinistra, smarrite e prive di ogni punto di riferimento nell’italia renzista di oggi.

  • Marco:

    Non so chi sei e quale sia la tua storia. Ma quel percorso di cui parli io l’ho fatto e ne sono ancora fiero e non ho rinnegato niente. Soltanto che già allora (scusami sai) io vedevo la differenza fra i finti di sinistra (PCI, FGCI, i cosiddetti estremisti di Lotta Continua e Avanguardia Operaia) e quelli che ci credevano davvero e che davvero volevano cambiare tutto. Tu, evidentemente, non te n’eri accorto. Già allora il sindacato (in realtà soltanto la CGIL) mandava i suoi picchiatori ai nostri cortei travestiti da “operai”, già allora la FGCI organizzava i “bidelli” delle scuole per saltarci addosso nelle assemblee. Già allora era abbastanza chiaro a chi di noi aveva un po’ più di coscienza (mica tanta, appena un po’ …) che i veri nemici del cambiamento non erano certo quattro fasci patetici e insignificanti e neanche una Democrazia Cristiana di fatto agonizzante e strategicamente già cadavere; era chiaro (almeno a molti di noi) che il vero nemico era proprio quel PCI che si metteva una camicia un po’ rosa (rossa non direi, dai tempi del 1945 …) per diventare lui per primo Stato, autorità, potere.
    Questo, sinceramente, mi è sempre stato molto chiaro. Non mi stupisco adesso, come invece sembra che fai tu. Non mi stupisco per niente.
    Ci vuole soltanto un po’ di voglia per continuare a combattere; anche se abbiamo perso (allora) e perderemo di sicuro ancora, resta la possibilità, la voglia, il coraggio e l’orgoglio di raccontare ai nostri figli un po’ di verità. Io lo faccio con le mie figlie, e ti assicuro che tutto questo ha molto senso.
    Molto.

  • Maurizio Pintore:

    Quando alla epoca non usavamo i loro schemi ,usanze ,stereotipi, ci chiamavano “,qualunquisti”.oggi.mi vedo come allora ,io jeans e maglietta a farmi il culo fra i miei pazienti…E loro ,ex rivoluzionari , sulle poltroncine ereditate da papà o regalo della loro attività di sindacato intrallazziere .
    Mi riconosco in questa lettura..

  • Tommaso Ciarelli:

    Ho letto, carissimo L.Scanzi, e la sua rabbia, ha evocato in me, il dolce ricordo di mio padre.
    Ero un ragazzino tra gli anni ’70/’80 e lo ascoltavo discutere solo contro tutti, agitarsi inutilmente, nel tentativo di spiegare che la cultura della raccomandazione e dei favori in cambio di…si sarebbe col tempo trasformata nella cultura della corruzione. Questo col tempo ci avrebbe travolti secondo lui, ma
    la risposta tipo era: Tu Giovanni con quella testa non farai mai nulla nella vita! Ed io non capivo se era “strano” lui o lo erano tutti gli altri.
    Oggi ho la risposta, bella, chiara e sono fiero che sia stato mio padre, perché ho imparato da lui a guadagnarmi onestamente da vivere.
    Ascolto oggi gli strali, di quelli che all’epoca pensavano: ” tu Giovanni non farai mai nulla con quella testa” e giuro, avrei voglia di mandarli affanculo come tu insegni.
    La ragione per la quale la sinistra ha tradito gli Italiani, è perché gli Italiani non hanno mai avuto rispetto per se stessi, per la propria dignità e per i propri fratelli.
    Un saluto di stima.

  • Mario:

    Condivido pienamente queste parole, espressione letteraria di un periodo storico che avrebbe dovuto lasciare un segno indelebile nel mondo. Però, in fondo, lei stesso è stato protagonista di quel momento storico e lei stesso si è accomodato sulla sua poltrona pensando che in fondo non si trattasse altro che di un sogno velleitario, di un illusione che non poteva essere la realtà della vostra vita. Forse il comunismo è sempre e solo stato un bellissimo racconto di fantascienza, per citare Ascanio Celestini.

  • Francesco:

    Gentile Luciano,
    Condivido in pieno tutto ciò che ha scritto. Le sue bellissime parole, da quel che percepisco, trasudano, rabbia, delusione, impotenza, disagio e straniamento … proprio ciò che sento anche io … e credo molti altri
    MI chiamo Francesco e sono quasi coetaneo di suo figlio Andrea. Anche io NON MI SONO MAI FIDATO DI LORO seppur gli abbia dato il voto per molti anni, adesso non più da almeno un lustro
    Sicuramente ho vissuto la politica con più disillusione di lei ma ho sempre avuto il desiderio di portare un mio contributo con partecipazione, ma allo stesso tempo con la libertà di chi pensa con la sua testa, di chi prova a capire e non si limita a fare attività di partito. Tutto adesso è cambiato ed è impressionante come tante persone siano stregate da un mago della comunicazione, “subdolo più di Berlusconi” per citare Andrea.
    MI sono guardato da fuori, come nella bellissima canzone di Gaber, anzi ho guardato la sinistra da fuori con spirito critico di chi vuol capire realmente cosa sia successo. Sono rimasto impressionato nel vedere che i provvedimenti legislativi di distruzione dello stato sociale sono iniziati a metà degli anni 90 dalla sinistra, che con luciferina perseveranza sta finendo l’opera proprio in questi giorni. Il raggiungimento di questa consapevolezza è stato doloroso e straniante, non immaginavo che potessero osare tanto. Abbiamo speso 20 anni dietro a Berlusconi, il fumo negli occhi utile a chi ci stava rubando il futuro da sotto al naso
    Con Renzi si è celebrato il funerale della sinistra, che è diventata un organismo geneticamente modificato con una semantica orwelliana in cui si chiama contratto a tempo indeterminato quello che è soggetto ad interruzione in qualsiasi momento. Le parole dicono tutto e il contrario di tutto ed in questo caos c’è il preludio dell’oblio della dignità dell’uomo.

    La politica inizia con l’informazione.
    MI ERO FIDATO DI LORO
    Nel 2009, con grande entusiasmo, contribuii alla nascita de Il Fatto Quotidiano sottoscrivendo un abbonamento di 6 mesi en primeur. Non ho rinnovato quell’abbonamento ma ho continuato a comprare giornalmente Il fatto per qualche anno. Sono stato due volte anche alla Festa de Il Fatto alla Versiliana dove ho avuto anche il piacere di vedere due spettacoli di Andrea: “ Gaber se fosse Gaber “ e “Le Cattive strade”, entrambi belli, soprattutto il primo.
    Da una paio di anni a questa parte si è spento progressivamente l’entusiasmo e adesso non sono più un lettore de Il Fatto. Cosa è successo nel frattempo ?
    Noia … ho provato noia … la noia riguardo ad una sorta di mission de Il Fatto ovvero quella di scoprire il malaffare, smascherare la casta politica, e tutto il sudicio ( detto alla toscana ) di questo paese. Battevo le mani a Marco Travaglio dai tempi dello spettacolo televisivo di Luttazzi ma ad un certo punto il giocattolo si è rotto. UN percorso individuale mi ha portato a capire come il libro, apparentemente contro, di Stella e Rizzo sia stato un’operazione di fumo negli occhi di portata colossale, quasi manipolatoria per efficacia. Perseverare, anche da parte de Il Fatto, su questi argomenti mi ha un po’ scocciato, perche la natura del problemi non è nel marcio della politica.
    Quello che chiederei a Il Fatto è più coraggio. Le caste politiche, per quanto riprovevoli siano, sono solo la punta dell’iceberg. Vorrei più coraggio in inchieste che raccontano le caste economiche, in particolare finanziarie. La politica non conta più niente, è il teatro che nasconde “i padroni del mondo” citando il libro di Ciarroca edito da Chiarelettere. Libro che nella prima edizione aveva la fascetta con le parole di Zagrebelsky, quest’ultimo l’unico che ha il coraggio di affrontare questi temi. Pensare che i problemi dei mondo siano di natura solo politica è come rifarsela con un cameriere, e non con il cuoco, se un piatto al ristorante è poco buono.
    Gli esempi a riguardo sono innumerevoli e a volte di un’evidenza imbarazzante … uno dei tanti è il debito pubblico italiano. Marco Travaglio ha detto e scritto più volte che l’esplosione del debito pubblico, avvenuta negli anni 80, è da imputarsi alle condotte spregiudicate del partito socialista. Questa sorta di luogo comune è abbastanza errato, puntualizzo che non voglio difendere Craxi e il partito socialista che di colpe ne hanno tantissime. La ragione del raddoppio del debito pubblico in circa dieci anni è stata la separazione fra Banca d’Italia e Ministero del tesoro, lo stato per finanziarsi non poteva più rivolgersi alla banca d’italia che comprava le obbligazioni stampando moneta, ma doveva prenderla in prestito a quello che si chiama Mercato dei capitali ovvero le solite 5 o 6 banche d’affari che per finanziare lo stato richiedevano interessi molto alti, che dal 2 arrivarono oltre il 10%. IN quegli anni si mettevano le basi per rubare il futuro ad intere generazioni. L’economista Antonino Galloni ha scritto libri su questo problema e fatto svariate conferenze a riguardo. E’ uno dei più esperti in Italia sull’argomento, è un vero e proprio insider in quanto lavorava al ministero del bilancio quando nel 1981 fu presa la decisione unilaterale di Andreatta, attraverso una lettera inviata a Ciampi allora governatore della banca d’Italia. Ciò che dice il professore su questi argomenti è inquietante, basta leggere i suoi libri o vedere qualche sua conferenza … Non riesco a capire perche nessun giornalista di qualche giornale “importante” non gli abbia mai fatto un’intervista approfondita, invece di perdere tempo dietro la Boschi o la Picierno … o forse lo capisco anche troppo bene …
    Questo è solo uno dei tanti esempi …
    Vorrei solo che il giornalismo tornasse, o provasse, a fare informazione, tutto qua … purtroppo sono scettico, più passa il tempo e più mi convinco che l’informazione sia un lusso che il giornalismo non può più permettersi

    P.S. perdoni tutte le mie valutazioni su Il Fatto scritte sul suo blog quando avrei potuto scrivere direttamente a loro. Ho l’idea, e spero la non illusione, che suo figlio, che ritengo in gamba, possa leggere le mie parole attraverso questo blog

  • claudio:

    Credo di avere più o meno la tua età ed oggi mi è toccato leggere del “compagno” D’Alema che presenta i suoi vini a Londra….. Il vaffanculo e’ scaturito spontaneo e, poco dopo, ho letto queste tue splendide riflessioni. Grazie per aver espresso così bene il ns. sentire comune. Grazie di cuore.
    Claudio1952

  • Giuseppe:

    bravo amico mio, è proprio cosi che stanno le cose, Grazie.. perchè hai saputo esprimere quello che io sento dentro ma che non ho mai saputo comunicarlo cosi bene come hai fatto tu! Sto con TE !!

  • il_farmacista:

    Grande pezzo.Da standing ovation. Sarebbe da far circolare in certe sedi di partito.

  • antonio:

    Avevo 22 anni nel ’68, quindi so bene di cosa parli. Era ora che qualcuno lo dicesse!

  • stefania linguanti:

    Ad Italia 5 stelle qualcuno mi ha chiesto se in passato avessi votato mai a sinistra,
    (questi giornalisti pagati a poco peso, che vogliono capire chi siamo, da dove veniamo e cosa vogliamo); ho risposto no, che a più di quarant’anni forse sono giovane per… quella sinistra, forse quella di mia madre, di mio nonno con il quadro di Mao nelle stanze di casa, che io ero piccola e mi chiedevo perché mio nonno tenesse il quadro di un faccione orientale in casa che mi guardava inquietante, ed era sempre arrabbiato lui e pure nonno…
    Che poi quando sono cresciuta ho capito che molti di quegli adulti sono stati presi in giro, non chiedetemi perché ma mentre avanzava la potente Democrazia Cristiana e sembrava che tutti stavano bene in Italia, l’ho capito.
    Mi è bastato capire che il delitto Matteotti e poi, quello vissuto perché ormai avevo l’età per capire, quello di Moro, non sono mai stati riscattati in questo paese.
    Che oggi quando vado sotto Montecitorio per qualche partecipazione cittadina, parcheggio apposta in via Caetani… a chiedermi se tutto quello che cerco di fare abbia un senso ancora in questo paese. Non ho mai votato a sinistra e nemmeno a destra cercavo altro cercavo come un filo per uscire fuori da ciò che mi appariva solo come potere politico, non importava se era un po’ più a sinistra o a destra che erano solo categorie da superare.
    Quindi che senso ha oggi chiedere questo ad un attivista M5S ?
    Non metteteci in una storia che non ci appartiene, siamo oltre, siamo quella generazione ibrida venuti dopo tutto , dopo il 68, dopo gli anni di piombo dopo le stragi, dopo mani pulite, le monetine lanciate e gli esilii, gli imprenditori scesi in campo in politica, ed i nominati, siamo quelli governati dalle banche, siamo i figli del consumismo, siamo i debitori di oggi e di domani, ma Beppe ha detto siamo pure i figli dell’utopia .
    Siamo quelli che oggi dicono no, cercano di creare una nuova politica, per consegnarla ai nostri figli, come un testimone prezioso nelle mani libere e pulite, qualcosa di diverso si molto diverso.
    Lasciateci lavorare per questo, solo e semplicemente questo.

    Extrastef

  • Luca Guerra:

    si potrebbe dire la stessa cosa rispetto alla Resistenza e ai partigiani, rispetto al risorgimento e alla Repubblica napoletana, a quella romana, lo stesso in ordine alla Rivoluzione del 17 o alla rivoluzione francese. Ma quanti passi avanti ha fatto la civiltà? Il lavoro minorile, il voto alle donne, il matrimonio riparatore ancora legge nel 68, il diritto all’aborto e al divorzio… Che poi qualcuno sia diventato un Giuliano Ferrara o un alto dirigente alla Chicco Testa ex dirigente legambiente ora nuclearista miliardario, è qualcosa che solo agli occhi dei piagnucolosi può nascondere i grandi passi di civiltà che arrivano solo dalle LOTTE SOCIALI.
    Sospetto che tutti i “Pentiti della Storia” votino oggi Renzi come ieri Craxi…

  • fabio:

    …. beh, che dire visto che quando Beppe Grillo faceva i suoi Vday aveva ragione ?!

  • Silva:

    “Scrivere bene significa quasi pensare bene, e da qui ci vuole poco per arrivare ad agire bene”. Thomas Mann

  • condivido…tutto..anche’naturalmente,con qualche variante…dovuta..in parte all’età…io,adesso,ho unaltro…”sogno”.che po ié sempre lo stesso…adattato…Chiuso questo capitolo della Storia..se ne apre un altro…”la decrescita felice.” “l’arte povera”…le teorie ci sono!!!!poi chissà..

  • maria cuffari:

    Ho letto con dolore e con infinita amarezza tutto il tuo scritto, che è esattamente quanto io dico a tutti da anni, da quando ho mollato quello che era il mio partito. Aggiungerei solo una riflessione : non siamo stati -e non siamo- capaci di fare UNA PRESA DELLA BASTIGLIA, andando a Roma e scatenando un inferno senza fine contro tutto il male che ci stanno facendo, fino a fargli mollare la presa su un popolo straziato e preso in giro da gente di merda asservita a un pagliaccio dalla faccia da scemo.

  • sniper57:

    Bellissime parole che toccano il più profondo del cuore … non ti nascondo che ad un certo punto leggendo ho anche pianto … anche se su una cosa non sono d’accordo … non mi sono mai sentito a disagio nel definirmi o sentirmi chiamare “compagno” e men che meno adesso che come disse qualcuno i miei ieri sono sicuramente molti di più dei miei domani … Utopia? Forse! …. Sogno? Certamente! Ma dopo che ci hanno tolto la gloria (anche se la gloria io non l’ho mai cercata) …. gli affetti … e a tanti … troppi … anche la vita … i sogni almeno non potrà mai toglierceli nessuno!

    Permettimi di abbracciarti e non offenderti se nel farlo ti sussurro “Grazie … Compagno”!

    Potrò mai ringraziarti
    compagno sconosciuto
    per il vino che hai offerto
    senza chiedermi il nome
    senza informarti troppo
    di dove ero venuto
    di quanto sangue usciva
    dalla mia situazione.

  • Piero43:

    Bellissimo articolo. Esprime il profondo sentimento di tutti coloro che nella sinistra ci hanno veramente creduto e sperato e che oggi più che mai si sentono altamente traditi. Grazie Papà Scanzi da parte mia e da parte di tutti coloro che si aspettavano dalla sinistra la costruzione di un mondo migliore per tutti e non solo per la casta che l’ha rappresenta e continua ad illuderci di rappresentare.

  • Iolanda Marino:

    Condivido ma mi e vi chiedo:siamo stati i sessantottini a costruire l’Italia di oggi???????

  • Giampaolo:

    Riflessione super su persone che hanno rinnegato ideali, per chi li aveva, o hanno bleffato da veri stronzi buttando a mare la loro vita accontentandosi, come Giuda, di 30 denari.

  • Marioi:

    Grazie, hai detto quello che sento e non so dire .

  • Luigi:

    Fantasticamente realista e raccontata da chi quegli anni li ha vissuti, uno specchio fedele di quello che è la realta locale, mentale, falsa, sfruttata e sprovveduta della maggior parte degli italiani.

  • Alessandro:

    Dolore, lucidità, dignità, rimpianto…ma poi soprattutto dolore in queste parole, che faccio mie. Un vero e proprio manifesto delle disillusioni giovanili. Ti sono vicino.

  • piero mannino:

    …complimenti, non ci sono altre parole da aggiungere.

  • daniele:

    Mio padre, muratore, uscì dal mondo cooperativo nel 1970 – dopo 25 anni di illusioni – io avevo 12 anni e pensavo già in grande, gli anni erano come hai detto tu – e nonostante l’averlo visto nella sua disperazione, avere ascoltato la sconfitta dei suoi ideali, quelli per cui lavorava 10 ore al gg. e ne lasciava 2 alla cooperativa, che cresceva…. per cui lavorava il sabato e la domenica sempre per la cooperativa, quelli per cui passava le sue poche ferie nell’allestimento degli stands alle feste dell’unità e gratis ecc…. ho provato a crederci comunque, non credevo possibile quello che mi diceva. Fino ad entrare in cooperativa io stesso, ancora illuso, nel 1986 – in tre anni ho ripercorso parola per parola, delusione per delusione il vissuto di mio padre, il fallimento di quello in cui credeva e non ho resistito, ho definitivamente cambiato strada. La logica di fare leva sui più nobili sentimenti, sulle cose che vengono da dentro, per poi fregarti, umiliarti, mi ha messo con le spalle al muro.
    Chiaramente, come da Te esposto, le cose, invece di migliorare, o quantomeno mantenersi, sono progressivamente peggiorate, fino ad arrivare a oggi dove l’impronta truffaldina della politica e degli attori coinvolti, ha lasciato e continua sempre più cattiva, a lasciare il segno, un segno di disonestà congenita, di disonestà protetta, di disonestà totale; quasi una cultura della disonestà – sì, cultura della disonestà, è tutto pensato, progettato, solo ed in considerazione del proprio utile personale. La cultura, che invece di essere il mezzo per traghettare la gente a vita migliore, viene utilizzata in forma sottile per perpetrare lo scempio di ogni cosa. La cultura di pochi e scaltri viene addirittura profusa con vigoroso impegno per limitare la possibilità altrui ad accedervi. Ignoranti, nel senso di non conoscere, agevola nel saccheggio. Spero come Te, che la gente, tutta quella che sta soffrendo, umiliata e derisa fino all’inverosimile, che non vede futuro per sè e per i propri figli, per tutti in generale , tutti quei giovani sì vittime, ma nello stesso tempo artefici di questa cultura, giovani con un unico futuro di non futuro – abbiano una volta, una volta almeno, il coraggio di accendere la luce in questo buio insistente, spero, come dici Tu che abbiano il coraggio di mandarli affanculo, io lo ho già fatto, subito, adesso che siamo ancora in tempo, luce e aria nuova sono possibili.

  • Andrea C. Rondini:

    Grazie di cuore. Grazie davvero.

  • Marco:

    Padre di cotanto figlio! Grande!

  • Muzio:

    Lo dovrebbero leggere tutti quelli che, almeno una volta, hanno votato a sinistra (io no). Grande rispetto per la sua onestà intellettuale.

  • Guido:

    Ho lo stesso rimpianto e la stessa rabbia e vorrei tanto vederli ruzzolare dall’alto delle loro illusioni. Controfigure insignificanti guidate ora da un invertebrato pieno di se e del proprio ego. Che fossero vuoti dentro si intuiva ma che un intero popolo si sarebbe ridotto in queste condizioni non lo avrei mai creduto in quegli anni che lasciavano intravedere un mondo molto diverso da questo mondezzaio in cui oggi ci ritroviamo. Complimenti per lo scritto sintetico ma permeante.

  • Complimenti, hai detto ciò che penso io, solo che lo hai detto meglio di come avrei potuto fare io.

    • Alekos Titanium:

      Condivido parola per parola ciò che hai scritto. Io sono uno dei tanti che ci aveva creduto anche se per poco perchè già nei primi anni 80 mi resi conto di cosa sarebbe diventata la sinistra della politica. Mi ricordo come fosse oggi l’effetto che mi fece ascoltare un comizio di Napolitano, si proprio il famoso “Migliorista” colui che insieme ad altri fu finanziato dai famosi e conosciutissimi Comunisti quali Berlusconi, Ligresti e qualche altro finanziere, ovviamente anch’esso Comunista. Ma io non demordo, i miei ideali sono ancora integri e le parole del Chè le ho ancora vive nel cuore. Oggi abbiamo ancora giovani che credono in quegli ideali e sono orgoglioso che mio figlio sia uno di questi. Resistete e combattete, ce la faremo in barba a chi ci vorrebbe sottomessi a leggi inique e liberticide.

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