Orso Grigio

La trattativa


Appena appresa la notizia che berlusconi si ricandiderà, ma ovviamente lo farà per noi e per salvarci dai nuovi comunisti, la mia stanzetta di bambino è stata dapprima impreziosita da variopinte e allegre bestemmie, poi però sono sopraggiunti gli esticazzi e si è scatenata una guerra devastante fra gli improperi che via via diventavano più feroci e aggressivi, e gli esticazzi, appunto, che cercavano di prendere il sopravvento. Le due fazioni hanno così cominciato a rincorrersi velocemente, cercando ognuna di primeggiare, creando vortici dall’impatto devastante, equivalenti a trombe d’aria di livello 4 della scala Fujita.
Perfino le mie chitarre hanno eseguito suggestive litanie di sottofondo su scala pentatonica di sim.
Da sole.
E’ stata dura.
Alla fine, entrambe esauste, si sono messe ad un tavolo e hanno trattato, accordandosi sull’unica cosa da fare. La stessa di sempre.
Un vaffanculo!

Il film commedia


Che questo sia un paese grondante merda da ogni dove l’ho imparato 67 anni or sono. Però prima almeno si cambiavano le mutande. Ogni tanto.
E comunque tra gli stronzi veri e certi buonisti ipocriti che fingono di non esserlo solo per farsi campagna elettorale, meglio i primi. Molto, meglio.

Vorrei dire anche un’altra cosa a quelli del pd. L’hanno fatto già altri, oltre a me, e l’ha fatto Andrea, meglio di tutti. Ma da quelle parti non ci fanno, ormai è chiaro a chiunque. Ci sono proprio. 
Ecco, qualsiasi cosa facciate, qualsiasi coniglio tiriate fuori dal cilindro, non vi farà riprendere nemmeno un voto. 
E mostrandoci ancora facce come quella al color minio della Fedeli, o le gesta epiche del Fiano sbonzolato, e la Morani e la Boschi con le loro bischerate, e poi tutti gli altri arrampicarsi sugli specchi che nemmeno con le ventose di Diabolik, riuscirete solo a rendere ogni volta più forti quelli di adesso facendoci sembrare, e questo sì è un miracolo vero, meno disgustosi i loro tradimenti e più sopportabili le loro schifezze. Perfino accettabili, pur di non riavere voi e il vostro padrone fra i coglioni.

Cazzo! Ci avete disinnescato anche la rabbia, anche la voglia di un vaffanculo! Salvini e Di Maio stanno facendo troiai inauditi, improvvisatori incapaci che vanno avanti a forza di chiacchiere e distintivo e noi dobbiamo sopportare, terrorizzati come siamo dal vostro ritorno o di quello dell’Alpestre della Provvidenza con quell’altra, che ormai dev’essere l’amante di Floris (altrimenti non si spiega).
E tutto questo per colpa di uno che se viene al Bar da noi, lo usiamo per allenarci con gli zimbellamenti, fra un Campari e un quartino di rosso. Uno del quale chiunque avrebbe capito l’inadeguatezza (la tocco piano). Chiunque, ma non quelli del pd. E nemmeno i loro elettori, tutti geni.
Fra qualche migliaia di anni, quando l’uomo si sarà evoluto finalmente fino al livello originario della scimmia, forse la scienza riuscirà a spiegare il mistero per cui uno come renzi li abbia inculati tutti.

In quell’oscenità di partito avevano una sola possibilità: prendere il senatore di Rignano a calci in culo e accompagnarlo all’uscio insieme a tutta la sua troupe, ma quel virus è stato implacabile e definitivo, e ormai di quella troupe ne fanno parte tutti. 
E allora fatevi il vostro film. Regia, protagonista e produzione: Renzi. Tutti gli altri: comparse inutili.
Il titolo ve lo suggerisco io, stile anni ’70: “Tutti in fila lungo il muro per andarsene affanculo”. 
Una commedia brillante. 
Come una mina.

La filanca delle mutande


Le attenzioni che i media riservano a Fabrizio Corona e Asia Argento dicono molto sulla fogna di degrado dove stiamo annegando. Tutti i media, e anche certe testate giornalistiche dalle quali ti aspetteresti un livello di qualità ben maggiore. E sentirli dire che ci ammorbano con certe puttanate perché è quello che vuole la gente è una scusa più ridicola che idiota. Chi vuole questo può andare a cercarselo dalla D’Urso e da Signorini. 
Da quelle parti è pieno di cose così.

Al Bar dove vado io, la pratica di questi due l’hanno archiviata con un paio di aggettivi, già da tempo. Ma al Bar fanno sintesi e al posto delle seghe gossippare si fanno semmai quelle vere. Chi può. Altrimenti compensano con un Campari o un bicchiere di rosso. E va bene lo stesso.

Per quanto mi riguarda, Samsung ha messo sul mercato i nuovi tv HyperResolution da 8k, ma temo che si dovranno aspettare le prossime generazioni tecnologiche, perché questa risoluzione non è ancora sufficiente per vedere bene, nel dettaglio, l’enormità del Gran Cazzo che me ne frega. Di loro, delle loro vicissitudini e del fatto, appena apparso, che avrebbero trombato dopo soli venti minuti che si erano conosciuti. Che fra l’altro si può fare di meglio, per dire.

Purtroppo però i miei coglioni sono più instabili di me, e dire che tutto quello che riguarda questi due fenomeni li ha frantumati sarebbe come dire che in questi giorni ha fatto due gocce ed è soffiata un po’ di brezza nei boschi. Le mie palle ormai sono così devastate che, al colmo delle crisi isteriche dalle quali vengono colpite al manifestarsi di certe facce, prima si azzuffano ferocemente fra loro e poi, insieme, tentano la fuga aggrappandosi alla filanca delle mutande, che però non regge e si strappa. 
E loro ripiombano nell’incubo. 
Senza speranza.

PS 1 La “filanca delle mutande” è una citazione dell’immenso Francesco Nuti.
PS 2 Parlo di cazzate perché è meglio.

Tex e Lilyth

Tex compie 70 anni. Siamo quasi coetanei anche se lui è nato già grande e io ci ho messo un po’. E rimarrà così, lo disegneranno solo un po’ più vecchio di quando, all’inizio, era un giovane fuorilegge in groppa a Dinamite. Io invece ho i limiti degli umani e non potrò più leggerlo, ma pazienza. Lo faranno altri. Dovrebbero farlo tutti.

I fumetti, e non solo Tex, andrebbero studiati nelle scuole, come libri di testo. Sono parte della nostra storia, della nostra cultura. Stanno alla letteratura come i cantautori ai poeti, come la musica leggera a quella classica. E io, dal mio abisso di ignoranza, preferisco sempre i primi. Fumetti, cantautori e musica leggera li conosco e li capisco, e credo di averci trovato dentro la stessa bellezza e perfino la stessa arte che nelle loro alternative più “nobili”.

Li ho sempre amati. Da piccolo leggevo Capitan Miki e il Grande Blek. Li portava con la bicicletta la signora che gestiva l’edicola di Saione insieme al marito (per chi conosce Arezzo e c’era già negli anni ‘60). Erano entrambi anziani, ma lui era anche un po’ malconcio, e così al giro con la bici per le consegne andava lei e lui rimaneva in edicola. Gracilina, minuta, ma pedalava sicura e veloce. Una dinamo umana con i capelli ricci, piena di energia e passione. Per la vita, per il suo lavoro. Una passione che ho ritrovato di rado. Doveva venderli quei giornali, certo, ma c’era dell’altro. Andava oltre. Conosceva tutti per nome, si fermava con chiunque per una parola, una confidenza, una battuta, magari un pettegolezzo. Come un’amica, e per molti lo era. E parlava delle cose successe, dei fatti raccontati sui giornali che consegnava, delle notizie che il telegiornale non aveva ancora dato. O non avrebbe dato mai. E di tv ce n’erano ancora poche. Era un altro mondo, e lei una bella persona.

I miei “giornalini” li portava il giovedì pomeriggio. Arrivava intorno alle 16 e io, alle 15 o poco più, ero già seduto sulle scale di casa ad aspettare. Ho sempre amato la puntualità e ho sempre preferito essere io quello che aspetta. Mi piace l’attesa, è piena di promesse, di possibilità.
Poi ho conosciuto Tex Willer. Lo leggeva anche il mio babbo, ed è una delle poche cose che abbiamo fatto insieme. Anche per questo ci sono affezionato. Mi sembra ancora di farlo con lui, seduti accanto. Come la sua piccola ombra.

Di Tex so tutto. Potrei tenere seminari, su di lui, i suoi pard, dal vecchio cammello Kit Carson al figlio Kit, all’amico indiano Tiger Jack, potrei dirvi dei suoi amati Navajos di cui diventa capo con il nome di Aquila della Notte, delle battaglie in difesa degli indiani contro il potere dei bianchi, che stronzi lo sono sempre stati. Potrei raccontarvi le sue mille avventure, citare le sue battute e i suoi modi di dire, rivelarvi qual è il suo piatto preferito… anzi, questo ve lo dico: è una bistecca alta due dita con una montagna di patatine fritte! Potrei descrivervi uno a uno i suoi amici fraterni, come la giubba rossa canadese, il grande Gros Jean, e i suoi nemici, il temibile Mefisto su tutti.
Da questo ‘gran satanasso’ ho imparato molto, con lui ho conosciuto mondi, popoli e storie, ho capito l’importanza di valori come amicizia, lealtà e giustizia, quelli per i quali è giusto vivere e lottare. E morire, se serve. 
In quelle storie c’è anche lei, Lilyth, la figlia di Freccia Rossa, che, per salvargli la vita, chiede di sposarlo quando lui è già sul palo della tortura.
Lei sarà la sua unica donna, il suo unico Amore. Per sempre.

Molti di quelli che non hanno di meglio da fare che sparare cazzate, parlando del “fenomeno” Tex, blaterano che a lui non piacerebbero le donne e che anzi avrebbe una relazione omosessuale con il vecchio amico Kit Carson. Anche se fosse, varrebbe il sempiterno ‘esticazzi’, ma è molto più semplice di così. Tex ama Lilith, e continua a farlo, anche dopo che il vaiolo gliel’ha portata via.
Se conoscete l’Amore, se l’avete provato almeno una volta, perché poi è una volta che si prova, non è difficile da capire.

Questo video l’ho fatto qualche anno fa, ma oggi lo rifarei esattamente così e voglio condividerlo ancora con voi. E’ il mio piccolo omaggio al mio amico Tex, a Lilyth, e a una di quelle storie che oggi non ci sono più.       
O forse ci sono ancora, ma ci siamo persi noi.

 

P.S. La colonna sonora, “So long Lilyth”, è una ballata bellissima di Graziano Romani, grande rocker che, fra le altre sue cose belle, ha avuto l’idea, meritoria e realizzata benissimo, di dedicare interi cd a figure del fumetto, come Zagor, Tex, Mister No e Diabolik. Non ho il piacere di conoscerlo di persona, ma mi piace quello che fa, e come. Lo ringrazio.

 

 

La mia Valdichiana

Capita, di rado ma capita, di incontrare persone che rendono la tua vita migliore. E vale anche per i luoghi, soprattutto se ci trascorri del tempo e impari a conoscerli.
Quando succede, il tempo che passa non potrà niente contro di loro. Questa entità troppo sopravvalutata potrà passarti addosso, cambiarti nel fisico, renderti più fragile, ucciderti, ma non avrà nessun potere contro quegli affetti e quelle emozioni che invece rimarranno vive e vitali dentro di te. Per sempre, come la prima volta che le hai provate.
Quando, e se avrai la fortuna di rivedere quel posto o di riabbraccerai quella persona, tutti gli anni trascorsi verranno cancellati da quella vista, evaporati in quell’abbraccio.
Con le persone è più difficile. La vita non è come la fisica, o la chimica, dove basta ricreare le stesse condizioni perché si verifichi lo stesso fenomeno.
E’ più complicata. Ma con i posti si può fare.         

E ce n’è uno, fra i pochi che ho nel cuore, dove posso provare questa fortuna ogni volta che voglio. Salgo sulla mia moto e via. Trenta, quaranta minuti, e ci sono. Le stesse strade, le pianure sconfinate, i campi di girasole, le leopoldine. Le stesse buche nella strada sterrata che porta alla casa dove abitavo. Tutto immutato. Tutto immutabile. 
Mi fermo. Mi siedo all’ombra dello stesso pino. Respiro piano. Il profumo. Il silenzio.
Qualche minuto da solo. Fuori da tutto. Come una cura. Come una medicina.

Poi entro nel solito bar: “buongiorno, un caffè, grazie”. C’è il consueto gruppo di indigeni d’ordinanza che sparlano ad alta voce contro chiunque, da sky al governo al caldo. Mi ignorano, come mi ignora la signora al banco. Ma mi ignoravano anche prima, per me era sempre e solo “buongiorno, un caffè, grazie” e nemmeno una parola di più, anche se, appena uscito, entrerò nel loro elenco di chiacchiere, e parleranno male anche di me.

I posti sono questi. Il video l’ho già postato e chi l’ha visto può risparmiare tempo (ma anche chi non l’ha visto, volendo). Perdonatemi, alla mia età si dicono e si fanno sempre le stesse cose. E io continuo ad amare gli stessi posti.        
E le stesse persone.

Il dono


Vedi, Roberto Saviano, il principio per cui la parola è un dono, ma non un obbligo, vale anche per te. Non è che puoi proprio triturarci i coglioni a ogni piè sospinto (?), sentenziando su tutto e tutti con quell’aria ieratica e ferale di chi è stato scelto dall’Ostile Verità per farle da testimonial e tramite nei confronti del volgo.
E non ci importa nemmeno di sapere se hai ragione o torto.
Ci hai rotto il cazzo. E basta.    
Sappilo.

Orso Grigio
Facebook Pagelike Widget
Post
Calendario
Giugno: 2019
L M M G V S D
« Gen    
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930